Animus et Anima

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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Animus (del 03/09/2010 @ 08:07:08, in Su Animus et Anima, linkato 71 volte)
Eccoci ai nuovi libretti della collana editoriale “Animus et Anima”: sei raccolte monografiche per sei diversi giovani autori, accomunati dalla passione per la scrittura e dalla volontà di voler realizzare un “prodotto libro” curato in tutti i particolari.
Gli autori (quattro conferme e due “new entry” rispetto alla stampa precedente) sono: Eduardo Cuoco, Milena Esposito, Fulvio Fapanni, Vanda Guaraglia, Maria Luisa Pesce e Francesco Sicilia.
Anche per questa nuova edizione il Maestro Antonio Pesce (www.antoniopesce.it) ha appositamente realizzato i disegni per le copertine, mentre la grafica è stata curata da Gerardo De Filippis e WEM – Multimedia Research Laboratory (www.maknef.com).
Siete invitati a scoprire la poetica di ogni autore, siete invitati a condividerne il percorso artistico.

Eduardo Cuoco – Attimi (2006-2008)

Ho conosciuto la gente del fiume
Mi ha detto che tra i rami del pino
si cela un segreto


Milena Esposito – La Venere Impulsiva

 con Latona maledetta,
ora ti osservo in lento risveglio
che è solo nostro ed è uno solo


Fulvio Fapanni – Il demone dietro la porta

Busso al rosso della sera
con le mani piene di lividi
e nuovi giorni da contare.


Vanda Guaraglia – La voce di Psiche

faranno di questa mia storia una favola
ma non diranno il tormento
di un cuore ingabbiato che palpitava


Maria Luisa Pesce – Arcano della Magia

C’era un tempo in cui il nome era un potere,
il potere un segreto da custodire,
una gemma da preservare.


Francesco Sicilia – animamante
lingua su lingua a farsi molto avanti
trama di voglie aperte ed occhi chiusi
nella saliva a mescolar sostanze


Caratteristiche tecniche:
Formato 12x21 cm
24 pagine interne
Copertina in cartoncino rigido
Prezzo: euro 5 cadauno

Per qualsiasi informazione e per acquisti: info@animusetanima.com
Infoline: 339 5876415
 
Di Animus (del 23/04/2010 @ 12:30:02, in Su Animus et Anima, linkato 156 volte)
Sto leggendo un bel libro sull’esoterismo, pubblicato da una piccola casa editrice che si interessa di particolari argomenti “di nicchia”. L’opera in sé è tutt’altro che deludente, ma è deludente (e molto) il modo in cui viene presentata: copertina anonima, traduzione con molte pecche, lavoro grafico superficiale. Domenica scorsa, sull’inserto culturale de “Il Sole 24 Ore”, ho letto un interessantissimo articolo di Domenico Scarpa, “A far bei libri ci si guadagna”. E’ un pressante e logico invito alle case editrici a investire nella cura di ciò che pubblicano sotto tutti i punti di vista. E’ un invito logico perché dimostra che è una cura che col tempo ripaga anche da un punto di vista economico. Non è vero che i lettori accolgono senza batter ciglio qualsiasi cosa, e, inoltre, è compito dell’editore (se amante del proprio lavoro, naturalmente) tracciare e coltivare una strada ben precisa, sintetizzata al meglio dalle parole di Scarpa: “Il pubblico va convinto, individuo per individuo, che con la bellezza difficile si può godere, e parecchio. Bisogna insegnare a godere in modo più competente, ma lo si deve fare senza salire in cattedra. Fra elitarismo e sciatteria esiste una terza strada: essere intransigenti sulla qualità e seducenti nel comunicare.” Proprio così: di bellezza profonda e difficile si può godere molto, moltissimo, volendo. Sono in uscita i sei nuovi libretti della collana editoriale “Animus et Anima”, sei nuovi libretti dal contenuto piacevole e prezioso che vogliono essere anche belli dal punto di vista grafico e redazionale. Vogliono ribadire che contenuto e forma s’intrecciano, al punto che la forma fa parte del contenuto. Stiamo pubblicando senza fretta alcuna, valutiamo da ogni punto di vista anche il più piccolo particolare, perché il prodotto finale rispecchi al meglio lo spirito di fondo del progetto: la bellezza che si sprigiona dalla cura. Siamo convinti che un contenuto presentato con amore e passione rafforzi – e di molto – la propria efficacia comunicativa. C’è una differenza sostanziale tra un libro confezionato con attenzione e un altro che si presenta in modo scialbo. Solo nel primo caso l’editore può affermare di aver curato l’autore e il lettore. “Animus et Anima” vuole essere contributo costante nel tempo a nutrire questo flusso benefico, costruttivo di un modo di intendere l’editoria che guarda alla qualità, non alla quantità. Gibran affermava: “Viviamo solo per scoprire nuova bellezza. Tutto il resto è una forma d'attesa.” E’ una direzione ben precisa verso la quale possiamo muoverci, se vogliamo. Sta a noi scegliere, come sempre.
 
Di Anima (del 16/01/2008 @ 12:22:24, in Su Animus et Anima, linkato 664 volte)

Ciro Rosenbaum

Io sono Ciro

Animus et Anima, 2007, Salerno

Collana I passaggi di Persefone

Prima edizione settembre 2007

Design bn grafica (bn@frontieraimmaginifica.it)

Disegno in copertina di Ciro Rosenbaum

A cura di Maria Vittoria Santarsiero, con la collaborazione di Antonio Pisano e Tiziana Gallo.

Prefazione di Francesco Sicilia

Copertina in cartoncino con alette.

Formato 15 x 21; 64 pagg.

Prezzo: 8 euro

Nel testo che apre questa accorata ma luminosa raccolta, Ciro Rosenbaum si chiede se il suo tempo sia finito. Dopo aver letto ciò che la sua profondità d’animo ci dona, noi sappiamo che non è così. Nessun tempo può finire, quando è tempo che accoglie l’anima di chi sa – ancora e sempre – come parlarci.

(Francesco Sicilia)

II (a G.)

Rivedo nel chiarore di un raggio di luna

che oscilla tra le ombre di un cielo

tempestoso

il tuo volto

e leggo l’ansia di un’attesa

la dolcezza triste di un vero amore.

VIII

Sprofondare nel tuo seno

nel caldo della tua bocca

giù nel profondo dell’amore, sogni!

In questi giorni uguali e vuoti,

in questo nostro inferno.

Eppure…

Sono legato a questa vita

come un insetto alla carta moschicida.

XI

Seguiamo incantati le vie

dell’amore, non c’è meta

né sosta nel viaggio.

Ci guida tra ansie, timori,

speranze

una luce che brilla,

scompare, riappare.

PILLS PILLS PILLS PILLS PILLS PILLS

Nel dominio delle idee

esplorerò il continente di cui ho solo intravisto le coste.

Organicamente mi fonderò con il ritmo universale,

e danzerò senza più tempo né spazio

l’attimo della mia presente vita.

Lo videro andare via

in un’alba di rugiada.

La musica era finita,

i sorrisi si stavano spegnendo,

lo videro andare via per la sua strada,

accompagnato dal vento.

Io all’Inferno ci sono stato e forse anche in Paradiso, non mi resta che questa squallida terra che non riesce più a farmi gioire.

Lunghi giorni di noia mi attendono e lunghe notti.

Folle grigie, città deserte, monotone occupazioni. Sono tornato e ho il cuore sempre più vuoto d’amore.

Ho ingannato e sofferto, pianto e gioito, imprecato e ringraziato il cielo e gli uomini, tutto ciò per scoprire che non c’è nulla che valga la pena!

Alle 3 nella folla di un club, ballo, imitando goffamente un volo d’uccello, facce sorridenti o tese che cercano scampo da questo freddo mondo di stupide soddisfazioni, notte fuori, calma come deserto. Vento, freddo, luce al neon, poi il mattino.

15 del giorno dopo, caffè fumante e il sole indifferente splende sulle nostre confuse vite.

Le catene dell’amore ho spezzato per restare solo, ma non mi riesce d’essere felice, no! Non mi riesce il volo. Giorni d’impegno mi attendono, scusami diario se ti lascio in bianco ma ritornerò, lo sai.

Invero.

Solamente l’amore non ha inverno, non muore mai, né si cura di tempeste e plumbei cieli. E il mio per te non avrà mai fine, sebbene sia fiacco il canto delle mie labbra.


Info e acquisti.


 
Di Anima (del 11/06/2007 @ 15:07:29, in Su Animus et Anima, linkato 1865 volte)

Fin dal suo avvio, il progetto Animus et Anima si è proposto come punto di riferimento per una condivisione artistica qualitativamente elevata, dedicata alla messa in evidenza di energie artistiche potenziali e manifeste. Anche – e forse soprattutto – dal confronto critico, è possibile ricavare preziosi spunti per indirizzare al meglio o re-indirizzare la propria creatività, partendo ovviamente dal presupposto che le energie creative vanno continuamente educate, affinate.

E’ in quest’ottica che vanno compresi i servizi editoriali che vi proponiamo, con valutazioni particolareggiate dei vostri testi tese a porne in evidenza – con una lettura a più livelli (linguistico, stilistico, ecc.) – ogni aspetto realizzativo.

In un prossimo futuro sono previste ulteriori iniziative e altri spazi nel sito a disposizione degli artisti. La nostra priorità è offrire e condividere servizi che puntino innanzitutto alla qualità, non alla “quantità”. Non riteniamo utile offrire all’artista servizi a prezzi stracciati che inevitabilmente nascondono valutazioni frettolose e quindi superficiali. Per questo motivo, dopo l’invio dei testi sono previsti circa trenta giorni prima dell’invio della valutazione critica, durante i quali i testi saranno letti e valutati in ogni loro aspetto.



  • Recensione critica di raccolte di poesia (max cinquanta poesie di max cinquanta versi ciascuna): 30 euro
  • Recensione critica di testi di narrativa, raccolte di racconti e testi teatrali (max cinquanta fogli, con numero di battute max settanta per ogni rigo per max 50 righi): 60 euro
  • Recensione di libri di poesia già pubblicati (contattateci per richiedere l’indirizzo presso il quale inviare una copia): 20 euro
  • Recensione di testi di narrativa, raccolte di racconti, testi teatrali già pubblicati (contattateci per richiedere l’indirizzo presso il quale inviare una copia): 50 euro
  • Note di lettura: 10 euro
  • Per raccolte che comprendono un numero maggiore di poesie o di pagine complessive, prezzo da concordare.






Contattateci in ogni caso per qualsiasi informazione, per concordare l’invio di opere e le modalità di pagamento.


E-mail: info@animusetanima.com

Infoline: 339 2319589





 
Di Anima (del 04/05/2007 @ 16:54:19, in Su Animus et Anima, linkato 644 volte)




Distratto osservo.
Vento tra le ossa,
consuma attimi infiniti.
Foglie che parlano al vento
chiedendo dolcezza.
Molte cadono,
altre verso l'infinito.
Senza tregua.
Vie illuminate,
vie gioiose,
vie lugubri e casuali.
Vento infinito.








Nato a Milano, nel 1979.

Se la scrittura è ricordo, il ricordo è l’istante in cui l’anima si logora creando un mosaico di tasselli frenetici che si dissolvono in una nube di polvere. Ma è dissolvimento solo apparente, perché i frammenti non tardano a depositarsi… su altri sguardi, su altre immagini, su altri cuori.



Cosa ti ha spinto a scrivere poesie così dure e pessimiste?

R- Per me la poesia, ad eccezione di qualche piccola sfumatura, è questo: durezza, non le definirei pessimiste ma piuttosto come una “dimenticata visione reale”.



Dalla tua esperienza diretta, diresti che la poesia è solo semplice (seppur positiva) valvola di sfogo o ha una funzione guaritrice grazie a un’opera di catarsi?

R- Inizialmente scrivevo ciò che avrei voluto dimenticare senza rendermi conto che così facendo rendevo quelle cose indelebili. Ora sono presenti e lo saranno per sempre, ma ora posso guardarle da lontano.



L’immagine del sangue è più volte presente nei tuoi versi. Cosa ti suggerisce, oltre la sua “fisicità”?

R- E’ simbolo di sofferenza , non intendo fisica, e malinconia.



Di te è stato scritto che persegui sistematicamente l’essenza, la verità. Cos’è per te la verità?

R- Mi piace ricercare la verità negli attimi di vita che blocco quando scrivo. Intendo la verità come espansione del suo significato, per ogni parola per ogni frase cercare di spiegare in modo complesso ma chiaro nella mia mente l’essenza di quell’istante.



Quali sono i tuoi artisti preferiti, e perché?

R- Neftalì Ricardo Reyers Basalto, in arte Pablo Neruda e Salvator Dalì: immagini su carta e poesia su tela.



Contatto: rino.26@jumpy.it





Rino Scarpa, Frenetico logorio
Collana Animus et Anima
Pagg. 24, formato 12 x 21
Euro 2, 50 + spese di spedizione (prezzo di lancio della collana)
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Di Anima (del 04/05/2007 @ 16:53:39, in Su Animus et Anima, linkato 559 volte)




Ha il sapore di una strana redenzione
questa notte appena trascorsa,
senti un'innaturale purezza.
farsi largo in te,
perde forza il giudizio
verso le azioni
buone o cattive non importa,
è la tua anima ad avere intrapreso
il giusto atteggiamento ora,
e la gioia copre ogni cosa.










Sono nato a Palazzolo sull’ Oglio (Brescia) nel settembre del 1957 ed è dall’età di quattordici anni che scrivo versi.
Questa attività che si affianca da sempre a quella lavorativa, trova per me il suo valore più alto nella condivisione. Nel 1982 ho creato il Gruppo letterario Meteora, ma è dal 1991 che tale gruppo diventa realtà artistica sempre più concreta e stabile nel panorama culturale bresciano e non solo.
Nel 1999, a mie spese, ho pubblicato il libro Bagliori nell’ombra Canti nella luce. Negli anni, ho pubblicato molte poesia anche su opuscoli personali e su libri collettivi di Meteora.
Per me la poesia né il linguaggio che, in un futuro forse vicinoo forse ancora lontano, permetterà a tutti gli uomini di comunicare liberandosi dai filtri di maschere sociali ancora ritenute necessarie. È l’entusiasmo di questa certezza, oggi, a spingermi a scrivere.



Che significato ha per te il termine redenzione?

R – Redenzione significa tornare alla sorgente della nostra essenza lasciando cadere la nostra grossolanità.



Com’è nata in te l’idea di raccontare la storia di Erihanna?

R – In un modo singolare, osservando le prostitute per la strada e immaginando che spesso cerchiamo nel piacere un surrogato alla mancanza di un incontro profondo con l’essenza di chi ci sta di fronte e ripetiamo all’infinito gli stessi sbagli.



La tua poesia è intimamente legata al tuo percorso spirituale. Potresti parlarcene in poche parole?

R – La mia poesia è indissolubile dalla mia storia interiore, anzi in genere la precede poiché dall’intento maturato nella coscienza poi la vita porta a realizzare il progetto spirituale. Quindi la poesia è un’annuncio o il resoconto del cammino.



Come la maggior parte della poesia contemporanea, anche i tuoi versi non assecondano una metrica precisa. Cosa rispondi a coloro che non riconoscono la poesia al di fuori di rigide regole metriche?

R – Che sono morti e non lo sanno, che pretendono di mettere delle briglie o delle regole alla creatività e che la poesia si è rinnovata nel tempo non grazie a loro.

Serve la musicalità certo poiché tutto ciò che è armonia è musica ma le regole si creano e si superano in continuazione.



In Erihanna è chiaramente sviluppato anche il tema amoroso. Cosa rappresenta per te, oggi, questo sentimento?

R – E’ la chiave della vita, dall’incontro tra l’uomo e la donna lo spirito è condotto al suo centro e prende coscienza appieno delle sue potenzialità, le sperimenta e arricchendosi le inserisce nella vita quotidiana cambiandoci per sempre. Ma per fare questo è necessario spingersi oltre il piacere fisico che automaticamente ci reclama sempre soddisfazione ed entrare nell’energia spirituale dell’atra persona conoscendola veramente nel modo completo come erano soliti dire nella bibbia: “Ed egli conobbe la donna…” Conoscere non utilizzare e ciò vale anche in “Ed ella conobbe uomo…”
Siamo entità spirituali prima che primati evoluti non dimentichiamolo mai.



Contatto: fulvio.fapanni@virgilio.it




Fulvio Fapanni, Erihanna l’ultima redenzione
Collana Animus et Anima
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Di Anima (del 04/05/2007 @ 16:50:36, in Su Animus et Anima, linkato 726 volte)





La mia velocità ha un corpo,
la mia lentezza possiede ali,
la mia vergogna ha un’anima,
la mia stupidità ha genio,
la mia visione ha consistenza,
la mia risposta ha domande,
il mio sogno ha ambizioni,
la mia vita e la tua

…. un bivio.








Sono nato a Salerno nel 1969.
La mia prima raccolta poetica è stata “Terre d’Occidente”, pubblicata nel 1994.
Precedentemente ho partecipato con poche poesie a varie antologie, tra cui “Mosaico Minore”, antologia di giovani poeti salernitani, l’antologia del premio “Marguerite Yourcenaire 1994” e nel 1998 la pubblicazione di “Point De Vue”, double exposure, in collaborazione con il poeta francese Rolland Caignard.
Del 1999 è invece il primo lavoro audiovisivo, il cortometraggio “Last Trip To Nowhere” con il quale ho partecipato alla IV edizione di “Linea d’Ombra”. “Trancity” comprende 18 poesie scritte tra il 2001 e il 2006 ed è diventato anche un corto di videopoesia dal medesimo titolo, da me ideato e scritto e prodotto da Makinef.



Nella tua poesia dai un’importanza fondamentale allo spostamento. Puoi descriverci in poche parole cos’è per te il viaggio?

R- Un luogo della mente, forse irraggiungibile. E' vero, il viaggio occupa totalmente lo spazio della mia poesia, ho viaggiato molto, fisicamente ed instancabilmente, in giro per l'Europa quando ero più giovane e lo spostamento fisico è per me, possiamo dire, una dipendenza fisiologica e cronica.
In realtà credo che per ognuno di noi il viaggio rappresenti una "oasi felice" dell'inconscio, non c'è mai un'idea concreta dietro un viaggio, una ragione pura, siamo solo alla continua ricerca di un luogo ignoto del pensiero, un altro momento fuori dal nostro da cui ripartire, per scomparire di nuovo...



“La mia vita e la tua / … un bivio”, sono i versi che chiudono il primo componimento. Cosa associ all’immagine del bivio?

R- Bè, questa poesia è un urlo implosivo. C'è dentro molto del mio "essere", autocelebrativo ed autolesionista ad un tempo, ma forse a veder bene è rappresentata un pò la figura del poeta, eternamente sospeso in un "borderline" metafisico del proprio ego. Questo verso in particolare, che chiude la prima poesia della raccolta, fa riferimento alla spesso dolorosa frattura odierna dei sentimenti, alla loro instabilità, ed all'isolamento ahimè, a volte "elitario", della poesia di fronte al frastuono e alla convulsione dei nostri giorni.



Città e deserti attraversano con la stessa intensità la tua scrittura. Ma c’è un paesaggio, reale o no, al quale ti senti particolarmente legato?

R- Non ho mai saputo davvero spiegarmi questa mia attrazione, quasi morbosa, per il deserto ed in generale per i grandi spazi aperti, posso affermare che la visione (e l'attraversamento) di questi luoghi mi arreca un grande benessere fisico ed un senso di "apparente" calma interiore, vi posso assicurare che per un inquieto non è poco.
Nei miei versi, di conseguenza, spesso riecheggia l'eco di questi posti dimenticati dall'uomo, con citazioni dirette o indirette, credo che, in definitiva, anche questa mio sconfinato legame col "vuoto fisico" sia un ennesimo rifugio del pensiero.



Quali sono i tuoi modelli artistici? Con particolare riferimento a quelli poetici, ovviamente, ma non solo.

R- Credo che tre nomi hanno occupato la poesia del Novecento in modo insostituibile: Montale, T. S. Eliot e Lorca, in vario modo hanno tutti e tre contribuito ad influenzare il mio amore per la poesia.
Tutta la "beat generation" americana, nessuno escluso, anche se non tutti gli autori erano di eccelso livello poetico, ma la loro importanza per aver "urlato" i loro versi fuori dalle stanze anguste rimarrà un servizio impagabile reso alla poesia moderna, e poi sono stati l'ultimo movimento poetico di rilievo d'Occidente che io ricordi.



Il progetto Animus et Anima si rifà al principio di Bellezza illustrato da James Hillman. Cos’è per te la bellezza?

R- L'equilibrio interiore dell'anima, che quando sussiste illumina fuori di sè immagini in ogni luogo e persona, annullando spazio e tempo.


Contatto: giulianomanzo@tiscali.it





Giuliano Manzo, Trancity
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Di Anima (del 04/05/2007 @ 16:50:10, in Su Animus et Anima, linkato 556 volte)

Io ti scrivo
Ma tu non mi rispondi
E inizia l’ autunno...




A piedi nudi
nell’ erba
- Veli di rugiada




Rivoli d’ acqua
tra i bambù
- Un mare in lontananza







Inizialmente dissi:
“Luoghi”
Ma poi pensai:
“Dopo tutto un luogo
è un confine
e l’amore per un luogo
è comunque una paralisi…”
“Passaggi” allora
perché meglio richiama
la figura del viandante
le sue peripezie
i confini che costantemente
supera…



Perché nella tua scrittura prediligi la forma breve dei tre versi?

R- Quello che ti dico è già… passato. Non che non adotti più i tre versi. Diciamo che in quel periodo lo stato d’animo si accordava con quel tipo di poesia. Ero un po’ stitico a dire il vero. Pigro… Oggi è diverso.



Perché “Passaggi”?

R- Perché c’è un nomadismo creativo e uno esistenziale. Durante il cammino (cos’è la vita se non questo?) cerchi quella forma di espressione che è/diventa la tua nuova identità.



La raccolta è aperta da una frase di Ferlinghetti tratta da “Sfide per giovani poeti”. Cosa c’è in te delle passioni che hanno guidato la Beat Generation?

R- Tanto… e non solo Ferlinghetti. Ma anche Kerouac, Corso, che ho potuto conoscere e apprezzare grazie a Giuliano Manzo… Ma più di tutto lo spirito beat, che è appunto una ricerca non solo artistica.



Che relazione c’è tra la vita e l’arte?

R- Penso sia una relazione fondamentale. E torniamo ai beat! Scrivere ciò che si vive e… viceversa. Ri-scoprire il valore dell’autenticità, sperimentarsi… Non credo che il poeta, ma il letterato in genere, debba essere una scimmia ammaestrata per compiacere un pubblico…



Della sapienza orientale, quali sono i valori fondamentali che credi manchino nella cultura occidentale?

R- La cultura occidentale purtroppo è agli antipodi. L’oriente parla del vuoto. L’occidente della pienezza… Capisci che le relazioni con gli individui, col tempo e lo spazio variano sulla base di presupposti differenti. Certo, anch’io ho assimilato tanto della cultura orientale. E questo spero si senta nelle cose che ho scritto.






Eduardo Cuoco, Passaggi
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Di Anima (del 04/05/2007 @ 16:49:24, in Su Animus et Anima, linkato 1074 volte)



portami lungo i bordi della voce
quando a parlare è il tempo mai trascorso
ce ne saranno mille di distanze
ma ti conosco in mille tuoi profumi
e quindi l’occhio inutile si spegne
è con l’inspirazione che ti guardo
amore che trascende carne e miele
per diventare l’alto che mi arriva
e dico che l’amore è riconoscersi
senza nemmeno chiederti di te
perché è nell’aria che tu già mi arrivi

nessuno saprà mai quanto m’arrivi








Nato ad Agropoli (Salerno) nel maggio del 1969.
Credo che la vita metta ininterrottamente alla prova con una serie infinita di tradimenti. Intesi come cambiamenti. Siamo continuamente costretti a cambiare, spinti da circostanze che mutano.
Se, nella sua sostanza intima, la vita è mutamento, e io lo credo, allora tali costrizioni sono flusso necessario. Ma ho bisogno anche di qualcosa che attraversi i mutamenti restando intatto. Valori, se vogliamo chiamarli così. Tra questi, per me c’è l’arte, in ogni sua forma e manifestazione.
Mi affascina la forza della parola scritta, la sua “inspiegabile” capacità di fornire risposte senza giudicare, sentenziare, semplicemente descrivendo. Forse nulla, per essere compreso, va analizzato criticamente, e forse è proprio questa la lezione più alta che mi insegna la poesia.



Scorrendo il tuo libretto appare immediatamente evidente la totale assenza di titoli e di maiuscole. Ci spieghi il perché di questa scelta stilistica?

R- E’ una scelta che vuole sfruttare un certo “impatto grafico”, in un certo senso. Ho avvertito la necessità di una sorta di livellamento delle emozioni trasmesse dai versi. In altre parole, i versi di questa raccolta vogliono suggerire qualcosa presi nel loro insieme, senza “picchi comunicativi” presenti in versi specifici.



Leggendo le tue poesie, salta all’orecchio una musicalità voluta e cercata intrinseca ai tuoi versi. Come raggiungi questo effetto?

R- Spesso chi legge mi parla di specifiche forme metriche che nota nei miei componimenti, ma ad esse non arrivo direttamente “costruendole”. La strada che percorro è invece un’altra: subito dopo aver scritto il verso lo pronuncio a voce alta, così mi accorgo della sua musicalità (anche rispetto agli altri versi) o della sua assenza.



In queste come in altre raccolte, la figura femminile predomina, musa ispiratrice dei tuoi versi. Campeggia infatti anche sulla splendida copertina. Che ruolo riveste la Donna nella tua poetica?

R- Centrale, semplicemente e naturalmente, perché centrale è il ruolo dell’amore in tutto ciò che scrivo. Oserei dire che non ci sarebbe poesia, per me, senza la Donna.



Quali sono i modelli letterari, e non solo, a cui ti ispiri?

R- Non ho modelli di riferimento veri e propri. Ho sempre avuto un approccio all’arte con una serie di “assaggi”, potrei chiamarli così. Mi piace una certa opera di un certo autore, di cui magari non apprezzo altre. Comunque, nel corso degli anni ci sono senz’altro stati vari autori che mi hanno accompagnato a lungo, nel mio cammino, e che non necessariamente oggi sono presenti nel mio “modo” di fare arte e di percorrerla. Non in modo evidente, almeno. Su tutti, mi piace ricordare Franz Kafka e Sylvia Plath.


Che relazione esiste fra te e la parola scritta? Come, dove e quando ti accosti ad essa?

R- La parola scritta arriva, non so se da qualcosa o da qualcuno. E’ un dono. Quando mi attraversa, diventa necessità impellente riportarla sul foglio: è il gesto che trasforma l’immagine in parola. Non c’è un’ora del giorno in cui di solito questo avviene, possono essere le dieci di mattina o le tre di notte. Il luogo, invece, è nella maggior parte dei casi quello della mia stanza: tra queste mura, in un ambiente apparentemente fin troppo piccolo, nasce qualcosa che allarga il mio sguardo e il mio cuore ben oltre la fisicità delle pareti.



Contatto: francescosicilia@animusetanima.com





Francesco Sicilia, il mio naufragio intero
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Di Anima (del 04/05/2007 @ 16:48:27, in Su Animus et Anima, linkato 863 volte)




Mani sui fianchi miei,
ti scivolo addosso.

Fiato sulla mia pelle
per primo bisogno.

Da seme a radice,
di pura essenza.

Io e te. Te e io.
Non ci serve altro.







Di seguito una breve nota autobiografica e l'intervista a Maria Luisa Pesce, autrice del libro Il complesso della sirena, ed. Animus et Anima 2006.


Pratico vie non facili e raramente mi presto a compromessi che nella mia visione rubino grazia alla Bellezza, che per me è tutto.
Scorgo le sue tracce come rari sentieri d’oro.
Ritengo che la mia sia una scrittura emozionale, femminile, interiore.
Inseguo Saffo e coniugo con un unico verbo passione, poesia e sacralità, non ritenendoli disgiunti.
E come Saffo, e come Empedocle, venero la mia dea splendente, divina Afrodite d’oro, e ancora una volta lei imploro, ancora una volta a lei chiedo che un nuovo viso, un diverso sorriso si pieghino ai miei desideri.



La tua raccolta è introdotta da una frase di Saffo: che importanza riveste questa figura per te?

R- Ho letto diversi romanzi sul personaggio misterioso e conturbante di Saffo, e fin da adolescente traducevo i frammenti di ciò che di lei è giunto a noi attraverso il tempo.
Credo che in qualche modo in lei, o in ciò che di lei si crede, siano presenti i semi di molte mie affermazioni, di molti dei miei modi di essere: il suo bisogno assoluto di libertà, pur in un’epoca in cui alle donne non era dato di essere libere; la sua necessità di esprimersi, a dispetto di tutto, nel tiaso come nei consessi, diventando un personaggio femminile unico e centrale, venerato da altri poeti già negli anni della sua vita, come ad esempio da Alceo; la passione che anima incontrastata i suoi versi, il suo amore del bello.
In tutte queste cose io mi ritrovo, in tutte queste io mi rispecchio.



Perché questo titolo?

R- È un’immagine interiore che ho messo a fuoco durante una visualizzazione e che appartiene alla mia sfera della sensualità, ma che archetipamente probabilmente è il simbolo principale della sensualità femminile in generale.
Come ogni archetipo, la sirena può esprimere i lati positivi dell’essere donna in un certo modo, ma, come spesso raccontano le fiabe, mettendoci in guardia, implica anche aspetti negativi, divoranti, opprimenti.
Il complesso della sirena è una sorta di analisi poetica di tutte queste sfaccettature.



Ne “Il pasto del ghepardo” che apre la raccolta, tratteggi la passione con immagini particolarmente forti. Perché è spesso “fisica” la tua poesia?

R- Sarà mica colpa di Plutone in nona casa?
Scherzi a parte, possiedo un’istintualità molto forte, spesso “sento” attraverso il corpo, prima ancora che con altri mezzi. A volte questo dono sfiora la sensitività. Come donna, suppongo che il corpo sia uno strumento preferenziale e “viscerale” di conoscenza del mondo e in tal senso io lo coltivo in maniera privilegiata.
Il morso del ghepardo è un’immagine poetica forte per indicare il morso della passione.
Ho usato la figura di questo animale fierissimo perché nei tempi antichi esso veniva associato a Dioniso, dio della passione e dell’ebbrezza per eccellenza.
Inoltre una volta una splendida pantera nera è venuta a visitarmi in sogno, invitandomi a ballare il tango in una balera e graffiandomi la schiena con le sue lunghe unghie artigliate. Sangue rosso vivo è sgorgato dalla ferita, come dire che al contagio della passione non si resiste….



La tua poesia è stata spesso definita visionaria. Sei d’accordo?

R- Si, la mia poesia si nutre di immagini. Mi è stato detto che tuttavia bisogna che le visioni abbiano radice nella realtà. Suppongo che realtà non sia un termine dal significato univoco.
Per me la realtà è nel corpo, nelle sensazioni, nelle viscere.
Sono un po’ come la Pizia, faccio profezie dal basso, sono collegata alla terra.
Questo è il mio tipo di realtà, ognuno disegna la sua…



Hai scritto: “La poesia (…) è il fuoco della kundalini che risale la spina dorsale, il risveglio, l’immagine, l’estasi.” La poesia quindi è sinonimo di risveglio?

R - Direi di si.
Quando la kundalini si risveglia e diventa attiva lungo i canali del nostro corpo, giungendo al cuore in primo luogo, avvengono fenomeni diversi.
Lì è la sede dell’estasi d’amore, lì la sede dell’estasi religiosa, lì la casa del canto poetico: suppongo la stessa casa visitata da Davide il salmista.
Nessuno di questi fenomeni può dirsi disgiunto: non a caso l’ebbrezza mistica in molte sante è simile a quella sensuale, e in entrambi i casi l’anima è portata ad esprimersi in versi, componendo, come se la poesia fosse la lingua degli angeli…e forse lo è?


Contatto: marialuisapesce@animusetanima.com





Maria Luisa Pesce, Il complesso della sirena
Collana Animus et Anima
Pagg. 24, formato 12 x 21
Euro 2, 50 + spese di spedizione (prezzo di lancio della collana)
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Infoline: 339 2319589







 
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