Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Sinan Gudžević è nato nel 1953 a Grab nella provincia di Novi Pazar in Serbia.

Poeta, traduttore, filologo, ha studiato filologia classica e metrica antica, lingua e cultura italiana. Ha pubblicato versi su riviste e nelle raccolte
Grada za pripovetke (Materiale per racconti, Belgrado (1978) e
Rimski epigrammi (Epigrammi romani), Spalato (2001). Ha viaggiato molto e soggiornato in paesi europei e sudamericani. Traduce in serbo- croato poesia classica greca e latina, poesie e prose latine e medioevali, rinascimentali e moderne, gli epigrammisti germanici, russi, portoghesi. Ha scritto una serie di testi sulla guerra linguistica serbo- croata. In italiano ha tradotto insieme con Raffaella Marzano, l’antologia poetica del poeta bosniaco Izet Sarajlić Qualcuno ha suonato (Multimedia Edizioni, 2001). Vive a Zagabria.
Sinan Gudžević è uno dei rari poeti contemporanei che unisce una vasta cultura moderna a un a profonda cultura classica, prevalentemente greco- latina. Questa fusione dà alle sue poesie un’impronta straordinariamente originale...La sua poetica è radicata formalmente nell’epigramma, quel genere letterario, ormai quasi abbandonato, e stilisticamente in un uso molto esigente della litote e della pointe. Nei suoi versi in poche parole egli esprime un mondo, tutto suo, che si innesta poi nel nostro mondo comune.
Predrag Matvejević
Scritti in distici elegiaci e caratterizzati dal virtuoso gioco musicale reso dall’inconsueta fusione di arcaismi e neologismi e dalle rime ed assonanze interne, per la loro qualità ritmica, questi epigrammi sono una vera e propria maestria linguistica. Gudžević prende in prestito il tono dei grandi classici per commentare la quotidianità della Roma odierna, vista dagli occhi di un immigrato che porta in tasca il passaporto di un paese distrutto dalla guerra..
Asmir Kujović
Un passerotto saltella sotto una colonna di Piazza di Spagna,
ferito e dolente, storpio ad un piede e claudicante.
Ma se t’avvicini a lui, lieve dal suolo s’invola,
tutto agile e potente, come se nulla fosse.
A nessun altro che a lui somigliano queste poesiole-
Siate benevoli, o lettori, mi sfuggì questa parola!
Fu Parmenide quello che che diede per primo la prova
che della sera l’astro sia del mattino lo stesso.
Una possibile prova si offre anche a me questa notte.
Vuoi sapere qual è? Siedo alla finestra e veglio.
Stanotte ubriaco dormivo, ed ora da sobrio son desto,
per tutti gli dei, fa male sia quello che questo.
Fui colto da febbre d’un tratto nel mezzo della notte,
presi a tremar dal freddo, dolevano tutte le membra,
mal di testa mi prese e fiacca in tutte le ossa.
Un tremendo dolor tutto s’impossessò di me.
Come una serpe al laccio, non trovavo né pace né quiete,
tutta la notte sudai freddo e caldo e freddo.
Che non mi colga, o dei, mai più un simile male.
Tanto fa male la morte, che non mi prenda giammai.
Tre son i maschi per una donna: il primo le paga le voglie,
l’altro che l’ama e il terzo per esser amato da lei.
Tutta la notte mi sforzo di sfatare il perfido detto:
cerco di riunire in me quello che farebbero tre.
Ora c’è guerra e ora spariscono i colori:
gli scuri diventano neri, i chiari diventano bianchi.
Gli uomini sembrano tutti scatole chiuse di scacchi:
nere e bianche da fuori, come i pezzi di dentro.
Calcoli, reuma, artrite li ereditai da madre,
sonno inquieto e lieve da parte paterna mi viene,
sudore notturno, prurito li presi dal nonno materno,
l’indole a pianto e uggia dono della nonna materna,
flemma, facondia, fiacca dalla nonna paterna,
il digrignare di denti notturno traccia del nonno paterno.
Se a tutto aggiungi anche i miei propri tributi
due prolassi dorsali, ulcera, vitiligine e pressione
forse infine avrai un’idea più chiara di quale
misero essere vuole burlarsi di Roma in versi.
Sinan Gudžević nacque all’alba delle idi di marzo.
Ora lo sai, e attento alle idi di marzo anche tu.