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Di Animus (del 05/08/2006 @ 18:01:16, in Ispirazione poetica, linkato 558 volte)

Da un saggio del 1998 del poeta Dante Maffia, nuovi stimoli per “girare intorno e toccare” la questione dell’ispirazione. Perché parlarne anche in questo blog legato all’idea della bellezza? Leggete fino alla fine...

“Un tempo l’ispirazione designava l’azione della divinità incarnatasi nell’uomo per comunicare rivelazioni o visioni. I libri sacri pare che siano stati scritti,senza esclusione di religioni, in uno stato estatico; già nel mondo ellenistico Filone aveva discusso in tal senso l’argomento. Poi Origene interpretò il fenomeno come “illuminazione somma” e non più come “obnubilamento estatico della coscienza” e così si arrivò a riconoscere all’uomo una parte importante nel fare.”

(…)

“Giacomo Leopardi ha annotato: “Io non ho scritto in vita mia se non pochissime e brevi poesie. Nello scriverle non ho mai seguito altro che un’ispirazione (o frenesia), sopraggiungendo la quale in due minuti io formava il disegno e la distribuzione di tutto il componimento.” “

(…)

“Ma veramente esiste questa benedetta ispirazione? Veramente il poeta, nell’atto della creazione, è soltanto un tramite, uno strumento di cui la divinità si serve per esistere? E attraverso quali meccanismi la divinità sceglie questi strumenti? Nessun merito dunque per uomini geniali (Dante, Shakespeare, Goethe) che hanno consumato i loro anni alla “fioca lucerna poetando”? Non vale nulla essere colti, studiosi attenti, conoscitori di varie letterature, della storia, del pensiero filosofico, delle lingue? Se lo strumento di cui si serve la divinità è uno strumento prezioso, con qualità culturali eccelse, con un forte spirito critico, con una tempra etica elevata, non filtra meglio il messaggio del dio?”

(…)

“Dunque, che cos’è l’ispirazione? Per carità, non domandatelo ai poeti che, romanticamente legati (anche quelli nati secoli prima del Romanticismo storico) alla scrittura, sono pronti a giurare che un sacro furore li attanaglia e quel che “ditta dentro” van “significando”; non domandatelo ai poeti, perché diventano tutti mistici nel momento in cui devono ricordare come nascono i loro versi; non domandatelo ai poeti perché essi pretendono di essere dei se parlano del loro lavoro e se qualcuno fa loro notare che così dicendo negano la loro umanità, il loro essere, la loro identità e la loro personalità, si adombrano.”

(…)

“I critici letterari, quando si è dovuto affrontare il problema dell’ispirazione hanno spesso mestato e intorbidato, rifugiandosi in formule che rispecchiano la loro tendenza, più che metodologica, ideologica. C’è chi ha persino sostenuto che la poesia si possa fare con i semplici strumenti della tecnica. Può darsi, ma anche i diamanti ormai si possono creare in laboratorio e le spigole possono allevarsi, ma altro, credo, è la bellezza di un diamante che si è lentamente formato da sé, e altro la bellezza e il sapore della spigola che solca i mari.”

(…)

“E’ difficile districare una matassa così diafana e quasi fatta di luce più che di fili; l’ispirazione è forse un gomitolo che non si srotola e non s’è mai arrotolato, c’è, preesiste. Scrive Garcia Lorca: “Il poeta che sta per creare una poesia (lo so per esperienza personale) ha la vaga sensazione di partecipare ad una battuta di caccia notturna in un bosco remotissimo. Un timore inesplicabile gli si agita in petto… Brezze delicate rinfrescano il cristallo dei suoi occhi. La luna, rotonda come un corno da caccia di metallo tenero, risuona nel silenzio degli ultimi rami. Cervi bianchi appaiono nelle radure dei tronchi. La notte intera si rifugia sotto uno schermo di rumore. Acque profonde e quiete scintillano fra i giunchi… Il poeta deve turarsi le orecchie come Ulisse di fronte alle Sirene, e deve scagliare le sue frecce contro le metafore vive e non contro quelle figurate o false che lo vanno accompagnando… Il poeta deve andare alla sua battuta di caccia limpido e sereno… Talora bisogna lanciare alte grida nella solitudine poetica per porre in fuga i cattivi spiriti faciloni che ci vogliono spingere alle lusinghe popolari prive di senso estetico, di ordine e di bellezza…”.”

(da “Che cos’è l’ispirazione” di Dante Maffia, tratto da “ Poeti italiani verso il nuovo millennio”, Edizioni Scettro del Re, Roma)

Eccoci, quindi, grazie alle osservazioni acute di Dante Maffia e alle parole di Garcia Lorca, di nuovo e ancora alla bellezza come essenza che va raggiunta. Le parole del grande poeta spagnolo appaiono, ai miei occhi, come un vero e proprio invito al viaggio. Che sia proprio questo, la “disposizione all’ispirazione”? La disposizione a voler intraprendere un viaggio, ancora una volta verso ciò che è essenziale.

 
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