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Di Animus (del 19/11/2007 @ 09:06:05, in The books of magic, linkato 686 volte)

Voglio ricollegarmi all’articolo di Anima sulla ricerca della Visione. Mi è tornato in mente più volte mentre leggo, in questi giorni, un illuminante libro di Rick Jarow, Crea il lavoro che ami. Preciso subito, dato che il titolo potrebbe trarre in inganno, che non ha nulla da spartire con quel filone… come chiamarlo? Mi viene “pensa-ininterrottamente-a-far-soldi-e-a-divorare-gli-altri”, mi sembra una definizione appropriata. Insomma, mi riferisco a quei libri che hanno titoli del tipo “I sette pilastri del successo”, con l’autore in copertina in posa dinamica dal sorriso smagliante assolutamente falso e magari atteggiato anche con il pollice alzato alla Fonzie.

I libri sono ovviamente solo una parte, un frammento di un modus vivendi che ci è entrato dentro in profondità, talmente che consideriamo del tutto normale la costante, quotidiana spinta che guida la stragrande maggioranza delle persone ad accettare lavori lontanissimi dalla propria anima, dalle proprie energie interiori, perché lavorare è prioritario su qualsiasi altra esigenza, su qualsiasi altro bisogno. Questo appare ormai come il comandamento assoluto, più potente anche dei dieci comandamenti per chi è cattolico. Eppure, se ci fermiamo a riflettere almeno per un istante, ci rendiamo conto che un tale modus vivendi è qualcosa che appartiene all’epoca contemporanea, che si è sviluppato grazie alla corsa sempre più accentuata al consumismo, e che quindi nelle epoche passate i tipi con il pollice alzato alla Fonzie sarebbero stati quanto meno derisi.

Però noi viviamo nel terzo millennio, e la domanda da porci è: cosa è davvero essenziale per la nostra vita? Siamo ininterrottamente bombardati da talmente tanti stimoli consumistici che in genere non ci rendiamo nemmeno più conto di essere entrati nel vortice “produci-consuma-produci-consuma…”. Dov’è la nostra essenza, in tutto questa frenesia? Ci sono istanti in cui vi sentite davvero appagati, in cui vi fermate e pensate: “Ora sono davvero completamente a mio agio, non ho bisogno di altro.”? Probabilmente ad esser sinceri la risposta è negativa in modo sistematico, perché siamo sempre raggiunti da qualche nuovo, ulteriore stimolo che ci spinge a consumare qualcosa che non abbiamo ancora consumato.

Dov’è la nostra essenza, in tutto questo? Provocatoriamente, ne “Il ballo del potere” Battiato canta: “I Pigmei dell'Africa, si siedono per terra / con un rito di socialità, / tranquilli fumano l'erba.” La provocazione sta nel farci notare che persino certe droghe leggere che sono sempre state canali per incontrare parti più profonde di noi stessi, in questa corsa senza traguardo vengono completamente svilite nella loro funzione quasi sacra, per essere vissute semplicemente in un’ottica consumistica che quindi si ripropone, ancora e ancora. E’ sintomatico, non trovate anche voi?

A cosa si può ricorrere, per ricollegarsi alla propria integrità, se non alla scintilla della magia interiore? Scrive Jarow:

“Inibire la capacità individuale di creare immagini è essenziale per inculcare il paradigma della produttività. Perché il fantasticare – il sognare ad occhi aperti, fare lunghe e lente passeggiate e roba del genere – spreca tempo prezioso e “produttivo”. Invece di essere educati alle possibilità e agli usi dell’immaginazione, veniamo incoraggiati a farla defluire attraverso il sifone della televisione. La dimensione visionaria dell’esperienza umana è essenziale, ma quando viene svalutata, finisce per colare attorno e noi diventiamo, come dice Eliot, “distratti dalla distrazione nella distrazione.” (in “Four Quartets”).”

Se il lunedì mattina ci svegliamo con un senso di oppressione che non ci lascia fino a quando non riusciamo a distrarci con qualcosa che ci fagocita, non è detto che l’anomalia sia in noi. Questo ce lo ricorda proprio la magia, quella scintilla interiore che ci giunge da un passato talmente antico da averne perso la memoria cosciente, eppure non per questo meno tangibile, meno reale. Qual è la Visione interiore che ci appartiene davvero? Forse i tempi sono maturi per riappropriarci di flussi energetici e capacità che Mr. McDonald’s vorrebbe continuare ad annullare. Della nostra eredità naturale fa parte lo scoprire che in noi ci sono forze più che sufficienti per riuscire a trovare un posto nel mondo in sintonia con la nostra essenza, e anche per accorgerci che è una battaglia inutile e disperata adeguarci a ritmi e valori che non ci appartengono facendolo col sorriso sulle labbra. Sarà inevitabilmente sempre un sorriso falso, forzato, esattamente come quello che ci rimandano le copertine di certi libri.

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