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Di Anima (del 03/10/2007 @ 15:18:50, in Sulla Bellezza, linkato 551 volte)

Molte fonti spirituali citano la Bellezza, l’Arte, la magnificenza di alcuni paesaggi naturali come strumenti per elevare il proprio stato vitale; non solo, ma anche la propria consapevolezza.

Secondo la Scuola Esoterica di Quarta Via, l’uomo si nutre attraverso tre tipi di alimenti: il cibo, l’aria, le impressioni. Quanto più si scelga con cura per ciascuno di questi elementi, tanto più è possibile incrementare la qualità e la quantità del nostro benessere fisico, mentale, spirituale.

Scegliere cibi compatibili con il nostro metabolismo, meglio ancora che compensino eventuali mancanze o incrementino eventuali potenzialità; respirare profondamente, nella modalità che l’HataYoga definisce respirazione completa, andando ad allargare progressivamente in primo luogo il ventre, in secondo luogo i polmoni, facilitando così un’estensione completa dell’apparato respiratorio; selezionare con cura le impressioni di cui ci circondiamo: le emozioni di cui ci nutriamo, la gradevolezza estetica degli oggetti che acquistiamo per i nostri spazi privati, i libri che leggiamo, i film che andiamo a vedere, i programmi che guardiamo in tv.

Ammettetelo, sembra un progetto sfiancante.
La vita moderna, sovraccitata sopra ogni dire, è frenetica. Eppure questa è la sfida: innalzare il livello di attenzione oltre la normale soglia di presenza. Rimanere consapevoli, presenti, sforzarsi di tramutare il caos in ordine, in bellezza, in armonia. Circondarsi letteralmente di bellezza.
Elogiata Bellezza!
Di cui, forse, abbiamo smarrito il codice.

Gurdjieff, nei suoi viaggi riportati nel libro “Incontri con uomini straordinari” , parla, seppure in toni talora criptici, di monumenti del passato, vestigia dell’antichità, incrociati, talvolta intenzionalmente cercati, edificati secondo antichi codici estetici che miravano a colpire diversi apparati presenti nell’essere umano: i centri istintivo, motorio, emozionale, mentale.
In tal modo, chiunque si fosse accostato alla loro sacra presenza, avrebbe potuto ricavarne un messaggio attinente al suo particolare tipo fisico.
Un emotivo sarebbe stato colpito dal linguaggio simbolico, un mentale da quello razionale- scientifico e via discorrendo.

Temo che una tale perfezione comunicativa attualmente ci sfugga.

Talora la pubblicità sfiora un livello molto superficiale di questa antica conoscenza, quando, rivestendo più un ruolo di persuasore che di comunicatore, usa determinati stereotipi per colpire diversi tipi di target.
Se vi sembra naturale che donne ammalianti e bolidi potenti facciano colpo su tipi psicologici dominati da un forte centro istintivo, che immagini dai contorni morbidi e sfumati, con richiami infantili, catturino tipi più emozionali, pensate a cosa riuscissero a fare certi antichi saggi che, volendo, combinavano quattro differenti tipi di comunicazione nella stessa opera d’arte.

Parliamo di livelli che sfuggono completamente al nostro attuale livello di consapevolezza.

Naturalmente, i modelli di universo più completi, creati dalle scuole del passato, miravano a combinare formulazioni di ciò che desideravano esprimere in molti linguaggi, in modo da riferirsi a molte o a tutte le funzioni contemporaneamente e così compensavano parzialmente la contraddizione tra i diversi lati della natura umana a cui abbiamo già fatto riferimento.
Per esempio, nella cattedrale di Chartres, la lingua della poesia, delle posture, degli aromi, dell’arte e dell’architettura erano combinate con successo e qualcosa di simile sembra essere stato fatto con successo nelle rappresentazioni drammatiche dei Misteri Eleusini.
Ancora, in certi casi, per esempio nella Grande Piramide, la lingua dell’architettura sembra essere stata usata non solo per il simbolismo della sua forma, ma al fine di creare in una persona che attraversava l’edificio in un certo modo, una ben precisa serie di impressioni emozionali e di shock che avevano un significato definito in se stessi e che erano calcolati per rivelare la vera natura delle persone ad essi esposte.
(Rodney Collin, “Influenze celesti”, Officina 99- Napoli)

L’arte non è un sostituto del ricordo di sé, ma l’anima ha bisogno di qualcosa con cui nutrire la sua essenza. Socrate disse: “Tutti gli uomini sono in uno stato di gestazione fisica e spirituale e hanno bisogno di circondarsi di bellezza per poter nutrire la loro nascita.” (Robert Earl Burton, “Il ricordo di sé”, (Ubaldini Editore- Roma)

Infine, per concludere questa prima parte del nostro discorso, ecco alcuni celebri versi di Alfred de Musset:

Ma la Bellezza è tutto. Platone stesso l’ha detto:

la Bellezza, su questa terra, è la cosa suprema.

È per mostrarcela che è fatto il giorno.

Nulla è bello se non il vero, dice un verso illustre;

ma senza tema d’eresia, io gli rispondo:

nulla è vero se non il bello; nulla è vero senza Bellezza.

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