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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Rainer Maria Rilke (Praga 1875 - Valmont sur Territer - Vaud 1926)
Da "I quaderni di Marte Laurids Brigge"
"...Oh, ma con i versi si fa ben poco, quando li si scrive troppo presto. Bisognerebbe aspettare e raccogliere senso e dolcezza per tutta una vita e meglio una lunga vita, e poi, proprio alla fine, forse si riuscirebbe poi a scrivere dieci righe che fossero buone. Poiché i versi non sono, come crede la gente, sentimenti (che si hanno già presto), sono esperienze. Per un solo verso si devono vedere molte città, uomini e cose, si devono conoscere gli animali, si deve sentire come gli uccelli volano, e sapere i gesti con cui i fiori si schiudono al mattino. Si deve poter ripensare a sentieri in regioni sconosciute, a incontri inaspettati e a separazioni che si videro venire da lungi, a giorni d'infanzia che sono ancora inesplicati, ai genitori che eravamo costretti a mortificare quando ci porgevano una gioia e non la capivamo (era una gioia per altri), a malattie dell'infanzia che cominciavano in modo così strano con tante trasformazioni così profonde e gravi, a giorni in camere silenziose, , raccolte, e a mattine sul mare, al mare, a mari, a notti di viaggio che passavamo alte rumoreggianti e volavano con tutte le stelle, e non basta ancora poter pensare a tutto ciò. Si devono avere ricordi di molte notti d'amore, nessuna uguale all'altra, di grida di partorienti, e di lievi, bianche puerpere addormentate che si richiudono. Ma anche presso i moribondi si deve essere stati, si deve essere rimasti presso i morti nella camera con la finestra aperta e i rumori che giungono a folate. E anche avere ricordi non basta. Si deve poterli dimenticare, quando sono molti, e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino. Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, senza nome e non più scindibili da noi, solo allora può darsi che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso."...
(tratto da www.teatrodinessuno.it)
Di Anima (del 04/05/2007 @ 18:16:57, in Eventi, linkato 530 volte)
CHARADE
performance a più voci
Domenica 22 Aprile 2007 ore 18:30
DOMENICA LETTERARIA
Lounge Bar
Lungomare San Marco -Agropoli-
Distratto osservo. Vento tra le ossa, consuma attimi infiniti. Foglie che parlano al vento chiedendo dolcezza. Molte cadono, altre verso l'infinito. Senza tregua. Vie illuminate, vie gioiose, vie lugubri e casuali. Vento infinito. Nato a Milano, nel 1979.Se la scrittura è ricordo, il ricordo è l’istante in cui l’anima si logora creando un mosaico di tasselli frenetici che si dissolvono in una nube di polvere. Ma è dissolvimento solo apparente, perché i frammenti non tardano a depositarsi… su altri sguardi, su altre immagini, su altri cuori.
Cosa ti ha spinto a scrivere poesie così dure e pessimiste? R- Per me la poesia, ad eccezione di qualche piccola sfumatura, è questo: durezza, non le definirei pessimiste ma piuttosto come una “dimenticata visione reale”. Dalla tua esperienza diretta, diresti che la poesia è solo semplice (seppur positiva) valvola di sfogo o ha una funzione guaritrice grazie a un’opera di catarsi?R- Inizialmente scrivevo ciò che avrei voluto dimenticare senza rendermi conto che così facendo rendevo quelle cose indelebili. Ora sono presenti e lo saranno per sempre, ma ora posso guardarle da lontano. L’immagine del sangue è più volte presente nei tuoi versi. Cosa ti suggerisce, oltre la sua “fisicità”?R- E’ simbolo di sofferenza , non intendo fisica, e malinconia. Di te è stato scritto che persegui sistematicamente l’essenza, la verità. Cos’è per te la verità? R- Mi piace ricercare la verità negli attimi di vita che blocco quando scrivo. Intendo la verità come espansione del suo significato, per ogni parola per ogni frase cercare di spiegare in modo complesso ma chiaro nella mia mente l’essenza di quell’istante. Quali sono i tuoi artisti preferiti, e perché?R- Neftalì Ricardo Reyers Basalto, in arte Pablo Neruda e Salvator Dalì: immagini su carta e poesia su tela. Contatto: rino.26@jumpy.it
Rino Scarpa, Frenetico logorioCollana Animus et AnimaPagg. 24, formato 12 x 21 Euro 2, 50 + spese di spedizione ( prezzo di lancio della collana) Per info e acquisti clicca quiInfoline: 339 2319589
Ha il sapore di una strana redenzione questa notte appena trascorsa, senti un'innaturale purezza. farsi largo in te, perde forza il giudizio verso le azioni buone o cattive non importa, è la tua anima ad avere intrapreso il giusto atteggiamento ora, e la gioia copre ogni cosa.
Sono nato a Palazzolo sull’ Oglio (Brescia) nel settembre del 1957 ed è dall’età di quattordici anni che scrivo versi.Questa attività che si affianca da sempre a quella lavorativa, trova per me il suo valore più alto nella condivisione. Nel 1982 ho creato il Gruppo letterario Meteora, ma è dal 1991 che tale gruppo diventa realtà artistica sempre più concreta e stabile nel panorama culturale bresciano e non solo.Nel 1999, a mie spese, ho pubblicato il libro Bagliori nell’ombra Canti nella luce. Negli anni, ho pubblicato molte poesia anche su opuscoli personali e su libri collettivi di Meteora.Per me la poesia né il linguaggio che, in un futuro forse vicinoo forse ancora lontano, permetterà a tutti gli uomini di comunicare liberandosi dai filtri di maschere sociali ancora ritenute necessarie. È l’entusiasmo di questa certezza, oggi, a spingermi a scrivere.Che significato ha per te il termine redenzione?R – Redenzione significa tornare alla sorgente della nostra essenza lasciando cadere la nostra grossolanità. Com’è nata in te l’idea di raccontare la storia di Erihanna?R – In un modo singolare, osservando le prostitute per la strada e immaginando che spesso cerchiamo nel piacere un surrogato alla mancanza di un incontro profondo con l’essenza di chi ci sta di fronte e ripetiamo all’infinito gli stessi sbagli. La tua poesia è intimamente legata al tuo percorso spirituale. Potresti parlarcene in poche parole?R – La mia poesia è indissolubile dalla mia storia interiore, anzi in genere la precede poiché dall’intento maturato nella coscienza poi la vita porta a realizzare il progetto spirituale. Quindi la poesia è un’annuncio o il resoconto del cammino. Come la maggior parte della poesia contemporanea, anche i tuoi versi non assecondano una metrica precisa. Cosa rispondi a coloro che non riconoscono la poesia al di fuori di rigide regole metriche?R – Che sono morti e non lo sanno, che pretendono di mettere delle briglie o delle regole alla creatività e che la poesia si è rinnovata nel tempo non grazie a loro. Serve la musicalità certo poiché tutto ciò che è armonia è musica ma le regole si creano e si superano in continuazione. In Erihanna è chiaramente sviluppato anche il tema amoroso. Cosa rappresenta per te, oggi, questo sentimento?R – E’ la chiave della vita, dall’incontro tra l’uomo e la donna lo spirito è condotto al suo centro e prende coscienza appieno delle sue potenzialità, le sperimenta e arricchendosi le inserisce nella vita quotidiana cambiandoci per sempre. Ma per fare questo è necessario spingersi oltre il piacere fisico che automaticamente ci reclama sempre soddisfazione ed entrare nell’energia spirituale dell’atra persona conoscendola veramente nel modo completo come erano soliti dire nella bibbia: “Ed egli conobbe la donna…” Conoscere non utilizzare e ciò vale anche in “Ed ella conobbe uomo…” Siamo entità spirituali prima che primati evoluti non dimentichiamolo mai. Contatto: fulvio.fapanni@virgilio.it
Fulvio Fapanni, Erihanna l’ultima redenzione Collana Animus et Anima Pagg. 24, formato 12 x 21 Euro 2, 50 + spese di spedizione (prezzo di lancio della collana) Per info e acquisti clicca qui Infoline: 339 2319589
La mia velocità ha un corpo, la mia lentezza possiede ali, la mia vergogna ha un’anima, la mia stupidità ha genio, la mia visione ha consistenza, la mia risposta ha domande, il mio sogno ha ambizioni, la mia vita e la tua …. un bivio. Sono nato a Salerno nel 1969.La mia prima raccolta poetica è stata “Terre d’Occidente”, pubblicata nel 1994.Precedentemente ho partecipato con poche poesie a varie antologie, tra cui “Mosaico Minore”, antologia di giovani poeti salernitani, l’antologia del premio “Marguerite Yourcenaire 1994” e nel 1998 la pubblicazione di “Point De Vue”, double exposure, in collaborazione con il poeta francese Rolland Caignard.Del 1999 è invece il primo lavoro audiovisivo, il cortometraggio “Last Trip To Nowhere” con il quale ho partecipato alla IV edizione di “Linea d’Ombra”. “Trancity” comprende 18 poesie scritte tra il 2001 e il 2006 ed è diventato anche un corto di videopoesia dal medesimo titolo, da me ideato e scritto e prodotto da Makinef.Nella tua poesia dai un’importanza fondamentale allo spostamento. Puoi descriverci in poche parole cos’è per te il viaggio?R- Un luogo della mente, forse irraggiungibile. E' vero, il viaggio occupa totalmente lo spazio della mia poesia, ho viaggiato molto, fisicamente ed instancabilmente, in giro per l'Europa quando ero più giovane e lo spostamento fisico è per me, possiamo dire, una dipendenza fisiologica e cronica. In realtà credo che per ognuno di noi il viaggio rappresenti una "oasi felice" dell'inconscio, non c'è mai un'idea concreta dietro un viaggio, una ragione pura, siamo solo alla continua ricerca di un luogo ignoto del pensiero, un altro momento fuori dal nostro da cui ripartire, per scomparire di nuovo... “La mia vita e la tua / … un bivio”, sono i versi che chiudono il primo componimento. Cosa associ all’immagine del bivio?R- Bè, questa poesia è un urlo implosivo. C'è dentro molto del mio "essere", autocelebrativo ed autolesionista ad un tempo, ma forse a veder bene è rappresentata un pò la figura del poeta, eternamente sospeso in un "borderline" metafisico del proprio ego. Questo verso in particolare, che chiude la prima poesia della raccolta, fa riferimento alla spesso dolorosa frattura odierna dei sentimenti, alla loro instabilità, ed all'isolamento ahimè, a volte "elitario", della poesia di fronte al frastuono e alla convulsione dei nostri giorni. Città e deserti attraversano con la stessa intensità la tua scrittura. Ma c’è un paesaggio, reale o no, al quale ti senti particolarmente legato?R- Non ho mai saputo davvero spiegarmi questa mia attrazione, quasi morbosa, per il deserto ed in generale per i grandi spazi aperti, posso affermare che la visione (e l'attraversamento) di questi luoghi mi arreca un grande benessere fisico ed un senso di "apparente" calma interiore, vi posso assicurare che per un inquieto non è poco. Nei miei versi, di conseguenza, spesso riecheggia l'eco di questi posti dimenticati dall'uomo, con citazioni dirette o indirette, credo che, in definitiva, anche questa mio sconfinato legame col "vuoto fisico" sia un ennesimo rifugio del pensiero. Quali sono i tuoi modelli artistici? Con particolare riferimento a quelli poetici, ovviamente, ma non solo.R- Credo che tre nomi hanno occupato la poesia del Novecento in modo insostituibile: Montale, T. S. Eliot e Lorca, in vario modo hanno tutti e tre contribuito ad influenzare il mio amore per la poesia. Tutta la "beat generation" americana, nessuno escluso, anche se non tutti gli autori erano di eccelso livello poetico, ma la loro importanza per aver "urlato" i loro versi fuori dalle stanze anguste rimarrà un servizio impagabile reso alla poesia moderna, e poi sono stati l'ultimo movimento poetico di rilievo d'Occidente che io ricordi. Il progetto Animus et Anima si rifà al principio di Bellezza illustrato da James Hillman. Cos’è per te la bellezza?R- L'equilibrio interiore dell'anima, che quando sussiste illumina fuori di sè immagini in ogni luogo e persona, annullando spazio e tempo. Contatto: giulianomanzo@tiscali.it
Giuliano Manzo, TrancityCollana Animus et AnimaPagg. 24, formato 12 x 21 Euro 2, 50 + spese di spedizione ( prezzo di lancio della collana) Per info e acquisti clicca quiInfoline: 339 2319589
Io ti scrivo Ma tu non mi rispondi E inizia l’ autunno... A piedi nudi nell’ erba - Veli di rugiada
Rivoli d’ acqua tra i bambù - Un mare in lontananza
Inizialmente dissi:“Luoghi”Ma poi pensai:“Dopo tutto un luogoè un confinee l’amore per un luogoè comunque una paralisi…”“Passaggi” alloraperché meglio richiamala figura del viandantele sue peripeziei confini che costantementesupera…Perché nella tua scrittura prediligi la forma breve dei tre versi?R- Quello che ti dico è già… passato. Non che non adotti più i tre versi. Diciamo che in quel periodo lo stato d’animo si accordava con quel tipo di poesia. Ero un po’ stitico a dire il vero. Pigro… Oggi è diverso. Perché “Passaggi”?R- Perché c’è un nomadismo creativo e uno esistenziale. Durante il cammino (cos’è la vita se non questo?) cerchi quella forma di espressione che è/diventa la tua nuova identità. La raccolta è aperta da una frase di Ferlinghetti tratta da “Sfide per giovani poeti”. Cosa c’è in te delle passioni che hanno guidato la Beat Generation?R- Tanto… e non solo Ferlinghetti. Ma anche Kerouac, Corso, che ho potuto conoscere e apprezzare grazie a Giuliano Manzo… Ma più di tutto lo spirito beat, che è appunto una ricerca non solo artistica. Che relazione c’è tra la vita e l’arte?R- Penso sia una relazione fondamentale. E torniamo ai beat! Scrivere ciò che si vive e… viceversa. Ri-scoprire il valore dell’autenticità, sperimentarsi… Non credo che il poeta, ma il letterato in genere, debba essere una scimmia ammaestrata per compiacere un pubblico… Della sapienza orientale, quali sono i valori fondamentali che credi manchino nella cultura occidentale?R- La cultura occidentale purtroppo è agli antipodi. L’oriente parla del vuoto. L’occidente della pienezza… Capisci che le relazioni con gli individui, col tempo e lo spazio variano sulla base di presupposti differenti. Certo, anch’io ho assimilato tanto della cultura orientale. E questo spero si senta nelle cose che ho scritto.
Eduardo Cuoco, PassaggiCollana Animus et AnimaPagg. 24, formato 12 x 21 Euro 2, 50 + spese di spedizione ( prezzo di lancio della collana) Per info e acquisti clicca quiInfoline: 339 2319589
portami lungo i bordi della voce quando a parlare è il tempo mai trascorso ce ne saranno mille di distanze ma ti conosco in mille tuoi profumi e quindi l’occhio inutile si spegne è con l’inspirazione che ti guardo amore che trascende carne e miele per diventare l’alto che mi arriva e dico che l’amore è riconoscersi senza nemmeno chiederti di te perché è nell’aria che tu già mi arrivi
nessuno saprà mai quanto m’arrivi
Nato ad Agropoli (Salerno) nel maggio del 1969.Credo che la vita metta ininterrottamente alla prova con una serie infinita di tradimenti. Intesi come cambiamenti. Siamo continuamente costretti a cambiare, spinti da circostanze che mutano.Se, nella sua sostanza intima, la vita è mutamento, e io lo credo, allora tali costrizioni sono flusso necessario. Ma ho bisogno anche di qualcosa che attraversi i mutamenti restando intatto. Valori, se vogliamo chiamarli così. Tra questi, per me c’è l’arte, in ogni sua forma e manifestazione.Mi affascina la forza della parola scritta, la sua “inspiegabile” capacità di fornire risposte senza giudicare, sentenziare, semplicemente descrivendo. Forse nulla, per essere compreso, va analizzato criticamente, e forse è proprio questa la lezione più alta che mi insegna la poesia.
Scorrendo il tuo libretto appare immediatamente evidente la totale assenza di titoli e di maiuscole. Ci spieghi il perché di questa scelta stilistica?
R- E’ una scelta che vuole sfruttare un certo “impatto grafico”, in un certo senso. Ho avvertito la necessità di una sorta di livellamento delle emozioni trasmesse dai versi. In altre parole, i versi di questa raccolta vogliono suggerire qualcosa presi nel loro insieme, senza “picchi comunicativi” presenti in versi specifici.
Leggendo le tue poesie, salta all’orecchio una musicalità voluta e cercata intrinseca ai tuoi versi. Come raggiungi questo effetto?
R- Spesso chi legge mi parla di specifiche forme metriche che nota nei miei componimenti, ma ad esse non arrivo direttamente “costruendole”. La strada che percorro è invece un’altra: subito dopo aver scritto il verso lo pronuncio a voce alta, così mi accorgo della sua musicalità (anche rispetto agli altri versi) o della sua assenza.
In queste come in altre raccolte, la figura femminile predomina, musa ispiratrice dei tuoi versi. Campeggia infatti anche sulla splendida copertina. Che ruolo riveste la Donna nella tua poetica?
R- Centrale, semplicemente e naturalmente, perché centrale è il ruolo dell’amore in tutto ciò che scrivo. Oserei dire che non ci sarebbe poesia, per me, senza la Donna.
Quali sono i modelli letterari, e non solo, a cui ti ispiri?
R- Non ho modelli di riferimento veri e propri. Ho sempre avuto un approccio all’arte con una serie di “assaggi”, potrei chiamarli così. Mi piace una certa opera di un certo autore, di cui magari non apprezzo altre. Comunque, nel corso degli anni ci sono senz’altro stati vari autori che mi hanno accompagnato a lungo, nel mio cammino, e che non necessariamente oggi sono presenti nel mio “modo” di fare arte e di percorrerla. Non in modo evidente, almeno. Su tutti, mi piace ricordare Franz Kafka e Sylvia Plath.
Che relazione esiste fra te e la parola scritta? Come, dove e quando ti accosti ad essa?
R- La parola scritta arriva, non so se da qualcosa o da qualcuno. E’ un dono. Quando mi attraversa, diventa necessità impellente riportarla sul foglio: è il gesto che trasforma l’immagine in parola. Non c’è un’ora del giorno in cui di solito questo avviene, possono essere le dieci di mattina o le tre di notte. Il luogo, invece, è nella maggior parte dei casi quello della mia stanza: tra queste mura, in un ambiente apparentemente fin troppo piccolo, nasce qualcosa che allarga il mio sguardo e il mio cuore ben oltre la fisicità delle pareti.
Contatto: francescosicilia@animusetanima.com
Francesco Sicilia, il mio naufragio interoCollana Animus et AnimaPagg. 24, formato 12 x 21 Euro 2, 50 + spese di spedizione ( prezzo di lancio della collana) Per info e acquisti clicca quiInfoline: 339 2319589
 Mani sui fianchi miei, ti scivolo addosso. Fiato sulla mia pelle per primo bisogno. Da seme a radice, di pura essenza. Io e te. Te e io. Non ci serve altro.
Di seguito una breve nota autobiografica e l'intervista a Maria Luisa Pesce, autrice del libro Il complesso della sirena, ed. Animus et Anima 2006. Pratico vie non facili e raramente mi presto a compromessi che nella mia visione rubino grazia alla Bellezza, che per me è tutto.Scorgo le sue tracce come rari sentieri d’oro.Ritengo che la mia sia una scrittura emozionale, femminile, interiore.Inseguo Saffo e coniugo con un unico verbo passione, poesia e sacralità, non ritenendoli disgiunti.E come Saffo, e come Empedocle, venero la mia dea splendente, divina Afrodite d’oro, e ancora una volta lei imploro, ancora una volta a lei chiedo che un nuovo viso, un diverso sorriso si pieghino ai miei desideri.La tua raccolta è introdotta da una frase di Saffo: che importanza riveste questa figura per te?R- Ho letto diversi romanzi sul personaggio misterioso e conturbante di Saffo, e fin da adolescente traducevo i frammenti di ciò che di lei è giunto a noi attraverso il tempo. Credo che in qualche modo in lei, o in ciò che di lei si crede, siano presenti i semi di molte mie affermazioni, di molti dei miei modi di essere: il suo bisogno assoluto di libertà, pur in un’epoca in cui alle donne non era dato di essere libere; la sua necessità di esprimersi, a dispetto di tutto, nel tiaso come nei consessi, diventando un personaggio femminile unico e centrale, venerato da altri poeti già negli anni della sua vita, come ad esempio da Alceo; la passione che anima incontrastata i suoi versi, il suo amore del bello. In tutte queste cose io mi ritrovo, in tutte queste io mi rispecchio. Perché questo titolo?R- È un’immagine interiore che ho messo a fuoco durante una visualizzazione e che appartiene alla mia sfera della sensualità, ma che archetipamente probabilmente è il simbolo principale della sensualità femminile in generale. Come ogni archetipo, la sirena può esprimere i lati positivi dell’essere donna in un certo modo, ma, come spesso raccontano le fiabe, mettendoci in guardia, implica anche aspetti negativi, divoranti, opprimenti. Il complesso della sirena è una sorta di analisi poetica di tutte queste sfaccettature. Ne “Il pasto del ghepardo” che apre la raccolta, tratteggi la passione con immagini particolarmente forti. Perché è spesso “fisica” la tua poesia?R- Sarà mica colpa di Plutone in nona casa? Scherzi a parte, possiedo un’istintualità molto forte, spesso “sento” attraverso il corpo, prima ancora che con altri mezzi. A volte questo dono sfiora la sensitività. Come donna, suppongo che il corpo sia uno strumento preferenziale e “viscerale” di conoscenza del mondo e in tal senso io lo coltivo in maniera privilegiata. Il morso del ghepardo è un’immagine poetica forte per indicare il morso della passione. Ho usato la figura di questo animale fierissimo perché nei tempi antichi esso veniva associato a Dioniso, dio della passione e dell’ebbrezza per eccellenza. Inoltre una volta una splendida pantera nera è venuta a visitarmi in sogno, invitandomi a ballare il tango in una balera e graffiandomi la schiena con le sue lunghe unghie artigliate. Sangue rosso vivo è sgorgato dalla ferita, come dire che al contagio della passione non si resiste…. La tua poesia è stata spesso definita visionaria. Sei d’accordo?R- Si, la mia poesia si nutre di immagini. Mi è stato detto che tuttavia bisogna che le visioni abbiano radice nella realtà. Suppongo che realtà non sia un termine dal significato univoco. Per me la realtà è nel corpo, nelle sensazioni, nelle viscere. Sono un po’ come la Pizia, faccio profezie dal basso, sono collegata alla terra. Questo è il mio tipo di realtà, ognuno disegna la sua… Hai scritto: “La poesia (…) è il fuoco della kundalini che risale la spina dorsale, il risveglio, l’immagine, l’estasi.” La poesia quindi è sinonimo di risveglio?R - Direi di si. Quando la kundalini si risveglia e diventa attiva lungo i canali del nostro corpo, giungendo al cuore in primo luogo, avvengono fenomeni diversi. Lì è la sede dell’estasi d’amore, lì la sede dell’estasi religiosa, lì la casa del canto poetico: suppongo la stessa casa visitata da Davide il salmista. Nessuno di questi fenomeni può dirsi disgiunto: non a caso l’ebbrezza mistica in molte sante è simile a quella sensuale, e in entrambi i casi l’anima è portata ad esprimersi in versi, componendo, come se la poesia fosse la lingua degli angeli…e forse lo è? Contatto: marialuisapesce@animusetanima.com
Maria Luisa Pesce, Il complesso della sirenaCollana Animus et AnimaPagg. 24, formato 12 x 21 Euro 2, 50 + spese di spedizione ( prezzo di lancio della collana) Per info e acquisti clicca quiInfoline: 339 2319589
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