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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Quattro voci sorprendenti tratte dalla raccolta Gatti come angeli. Dopo averne letto i segni tracciati, ascoltiamoli nell'interpretazione della bravissima Adriana Novello. Lasciatevi andare al timbro della sua voce, ai toni, alle pause. Lasciatevi andare alla Bellezza che si manifesta così...
L’erotismo finalmente sganciato dal peso di retaggi storici e culturali, l’erotismo che diventa mezzo di conoscenza e non esibizionismo o “voglia di trasgredire”, come è stato interpretato per chissà quanti secoli e come tale condannato. L’erotismo che diventa flusso necessario – di più, forse, indispensabile – per la comprensione intima, per il contatto profondo.
E la donna al centro di questa “rivoluzione”, di questo “riappropriarsi” di qualcosa di essenziale che mancava. Non che mancasse davvero, ovviamente. Semplicemente, per secoli è stato taciuto, soppresso, evitato… non è stato vissuto alla luce del sole. Così si è perso qualcosa di inestimabile valore: si è smarrita la bellezza della sensualità, dell’attrazione dei corpi, del “chimismo” psico-fisico, definendolo come qualcosa di “meno importante” nell’approccio della conoscenza reciproca.
Voglio proporvi quattro testi tratti da una sorprendente antologia di poesia erotica femminile, Gatti come angeli, pubblicata da Edizioni Medusa.
Nella loro introduzione, Loredana Magazzini e Andrea Sirotti tra l’altro scrivono: “L’erotismo, che è il linguaggio in cui si esprime la sessualità e il desiderio d’amore, è un linguaggio che percepiamo universale, perché nel gioco dei ruoli e delle seduzioni, dei doni e degli scambi amorosi, vengono agite in modo ludico e gioioso le dinamiche relazionali non sempre armoniose o indolori. E’ un linguaggio simbolico in cui è permesso all’uno di penetrare nei territori dell’altro salvaguardando la propria identità, che ne esce anzi rafforzata attraverso la realizzazione del desiderio. Nelle poesie qui presentate, la dialettica erotica è giocata spesso sul senso del confine (luoghi, corpi, ricordi) marcando una distanza di fondo che fa percepire come l’erotismo per le donne di oggi sia il luogo da cui sembra possibile dire “noi”, restando “io”. E’ allora proprio da questa membrana sottile, che ci permette di vedere e toccare il corpo dell’altro, percependone al contempo le debolezze, incongruenze e paure, che distingue corpi e confini, piaceri e affetti, e che fu in passato prerogativa del sentire maschile, le autrici confermano come siano proprio le donne, oggi, a essere più caute nel rapporto d’amore, più vigili e disilluse, più capaci di ironia, percependo che una maggiore “razionalità”, sotto le più diverse forme dell’ironia, autoironia o comicità, applicata alla stessa sessualità, possa renderla più sana e piacevole. Quello che balza subito agli occhi è il modo in cui la poesia delle donne occidentali oggi parla apertamente di erotismo e desiderio, spalancando le porte delle case, e autorizzando il lettore a farsi confidente e complice della loro ricerca di gioia e di libertà.”
Nella sua postfazione, invece, Rita Monticelli cita
la Woolf
di “Una stanza tutta per sé”: “E tutte le donne insieme dovrebbero cospargere di fiori la tomba di Aphra Behn, la quale si trova, assai scandalosamente benché giustamente, nell’abbazia di Westminster, perché fu lei a guadagnarci il diritto di pensare ciò che ci pare.”
Lisa Glatt
Quando vado in bianco
Quando vado in bianco
troppo a lungo
le mie poesie
come me
non vengono
e ci vuole un certo
quantitativo di nudo, morte, cipolle,
o malattie
per indurmi a
una poesia
e giovedì sera
un uomo del tutto improbabile
ha fatto proprio questo; mi ha indotto
a uscire dal bar dei poeti per entrare
nel suo salotto, a uscire dalla
mia gonna e dagli stivali neri per entrare
nelle sue lenzuola, nel lavabo e nei suoi Levis e ora
è già domenica sera
e non ha ancora chiamato.
Entro lunedì lo odierò
ed esaurirò la vena
e se nessuno muore o s’ammala
le poesie finiranno
ma oggi
ne ho già scritte quattro.
Woow, che uomo!
Jane Hirshfield
Di gravità e angeli
E all’improvviso di nuovo,
voglio la strada lunga della tua coscia
sotto la mano, la coscia che ho tante volte percorso,
la coscia sapida di sale e liscia di seme speso,
e voglio il sapore di te, che cola a dissetarmi
sotto la lingua (il luogo della voglia incalzante,
la mia lingua) e voglio
tutti gli ineffabili, soffici, posti cedevoli,
la pancia e il collo e il posto da cui spunterebbero le ali
se fossimo angeli,
e noi lo siamo, e voglio di te tutte le parti capaci di sollevarsi
le spalle e l’uccello e la lingua e il fiato e
il tuo inaspettato
aprirti
tutto fonte, tutto desiderio, e tutto che comincia
ogni volta per la prima volta, la prima,
finchè mi chiedo come mai
sappiamo persino quale parte siamo,
sappiamo persino la terra che ci solleva, rauca,
e ci porta fuori da noi stessi,
come il suono sorgente d’un’alba d’estate
quando tutto quanto ci unisce.
Carol Ann Duffy
La sposa di Pigmalione
Frigida ero, come la neve, l’avorio.
Pensai Non mi toccherà,
lo fece.
Mi baciò le labbra di pietra.
Stavo immobile
come morta.
Persistè.
Passò col pollice sui miei occhi di marmo.
Pronunciò
rozze parole dolci, disse cosa avrebbe fatto e come.
Parole terribili
Le mie orecchie erano sculture.
Sorde come pietre, come conchiglie.
Sentivo il mare.
Lo feci annegare.
Lo sentii gridare.
Mi portò regali, sassolini levigati,
campanelline.
Non battei ciglio,
Non aprii bocca.
Mi portò perle, collane e anelli
li chiamava gingilli da bimba.
Mi brancicò con mani appiccicose.
Non mi ritrassi.
Bella statuina, muta!
Mi ficcò le dita nella carne,
strizzò, pigiò.
Non mi ammaccò.
Cercava i segni,
cuoricini viola,
stelle d’inchiostro, livide spie.
Le unghie erano artigli.
Non un frego, un graffio, uno sfregio.
Mi puntellò coi cuscini,
e mi redarguì tutta la notte.
Era ghiaccio il mio cuore, era vetro.
Era ghiaia la sua voce, strideva.
Diceva nero poi bianco.
Così cambiai tattica,
mi riscaldai come cera di candela,
ricambiai i baci,
fui morbida, malleabile,
cominciai a mugolare,
mi feci calda, sfrenata,
mi dimenai, spasimai, smaniai,
implorai un figlio suo,
e nell’orgasmo
urlai come invasata –
tutta scena.
Da allora non l’ho più visto.
Semplice, no?
Suniti Namjoshi
In quel tempio
Là in quel tempio
un dio dormiva
e una dea danzava,
e in un altro
una dea dormiva e un dio
danzava.
Osare dirlo? E’ forse possibile –
che sia tutto uguale?
Quello sguardo
senza passioni, assorto,
la curva svasata
e sontuosa del fianco
e rotondi
i seni spavaldi,
che già da prima
adoravo. Quando facciamo l’amore
tu e io
siamo sacre e secolari.
Inizia il movimento
nelle membra della dea.
In equilibrio sotto il piede
il mondo ruota.
(tratte da Gatti come angeli – L’eros nella poesia femminile di lingua inglese, Edizioni Medusa, 2006)
Tra ironia, leggerezza, audacia, “sacralità”, le donne tratteggiano la strada del desiderio con una ricchezza mille volte superiore a quella degli uomini. Ce ne sarebbero mille altri, di motivi, ma basterebbe questo per spiegare l’assoluta necessità di ascoltarle.
Di Anima (del 05/10/2006 @ 22:36:13, in Anais Nin, linkato 1749 volte)
Confesso che trovo particolarmente bella certa letteratura erotica femminile, che riesce con sensualità tipicamente nostra a raccogliere con efficacia il verso e la sensazione. Direi che è ora di riappropriarsi di questa energia, del colore che ne deriva, della forza che ridà tinta alla nostra esistenza. Per generazioni le donne hanno vissuto questa loro magnifica prerogativa come via preferenziale all'arte, alla cultura, al sacro addirittura. So che sto per sconcertarvi, ma non se ne meraviglierebbe una dakini tibetana, una yogina o una sacerdotessa tantrica. La sensualità è stata negata come via per accedere la sacro, la sensualità è una via per accedere al sacro. Molte mistiche cristiane avevano estasi che erano dialoghi amorosi e molto passionali con il loro Sposo Divino. Ma la sensualità è anche una via che porta alla Bellezza. Cosa diceva Saffo? "Un esercito di cavalieri, dicono alcuni, altri di fanti, altri di navi, sia sulla terra nera la cosa più bella: io dico, ciò che si ama." Io dico che aveva ragione e la conserva ancora oggi. Ma c'è stata un' altra scrittrice che ha avuto da dire sull'argomento, e che ha scritto di letteratura erotica per vivere, quando non poteva vivere di niente altro. Tuttavia non ha tradito la sua anima, e ha scritto come credeva di ciò che sentiva, regalandoci pagine di arte. Dalle parole di Anais Nin (prefazione a "Il delta di Venere")...
Aprile, 1940
Un collezionista di libri ha offerto a Henry Miller cento dollari al mese per scrivere racconti erotici. Sembra una punizione dantesca condannare Henry a fare pornografia per un dollaro la pagina. Si è ribellato perché in quel momento non' era proprio in una vena rabelaisiana. Perché scrivere su ordinazione era un'occupazione castrante, perché scrivere con un voyeur che spiava dal buco della serratura toglieva ogni spontaneità e ogni piacere alle sue avventure amorose.
Dicembre, 1940
Henry mi ha parlato del collezionista. A volte pranzavano insieme. Una volta gli aveva comprato un suo manoscritto e poi gli aveva proposto di scrivere qualcosa per uno dei suoi vecchi e ricchi clienti. Non poteva dire molto del suo cliente eccetto che era interessato a racconti erotici. Henry incominciò allegramente, scherzosamente. Inventò storie piccanti sulle quali ridevamo insieme. Si accinse a questo compito come a un esperimento, e sulle prime gli sembrò facile. Ma dopo un po' ne ebbe abbastanza. Non voleva usare in nessun modo il materiale destinato al suo lavoro vero, per cui era condannato a forzare le sue invenzioni e i suoi umori. Non ricevette neanche una parola di incoraggiamento dal suo strano patrono. Era naturale che non volesse rivelare la sua identità, ma Henry incominciò a tormentare il collezionista. Esisteva davvero quel patrono? Oppure quelle pagine erano destinate al collezionista stesso, per rallegrare la sua vita melanconica? Che i due fossero la stessa persona? Henry e io discutemmo a lungo sull'argomento, perplessi e divertiti. A questo punto il collezionista annunciò che il suo cliente sarebbe venuto a New York e che Henry l'avrebbe conosciuto. Ma, in un modo o nell'altro, l'incontro non ebbe mai luogo. Il collezionista si prodigava in descrizioni particolareggiate sulla spedizione via aerea del manoscritto, sul costo dell'operazione, tutta una serie di dettagli intesi a rendere realístiche le informazioni fornite sul famoso cliente. Un giorno volle una copia di Primavera nera con una dedica."Ma mi pareva mi avesse detto che il suo cliente aveva già tutti i miei libri, in edizioni firmate!» disse Henry."Sì, ma ha perso la sua copia di Primavera nera.""A chi devo dedicarla?" chiese Henry ingenuamente."Be', semplicemente a `un caro amico', con la sua firma. "Qualche settimana dopo, Henry aveva bisogno di una copia di Primavera nera e non riusciva a trovarne neanche una. Decise allora di chiedere in prestito quella del collezionista. Andò nel suo ufficio. La segretaria lo invitò ad aspettare, e Henry incominciò a esaminare i libri negli scaffali. Vide una copia di Primavera nera. La estrasse. Era quella che aveva dedicato al "Caro amico". Quando entrò il collezionista, Henry glielo disse, ridendo. Con lo stesso buon umore il collezionista gli spiegò: "Ah, sì. Il vecchio era così impaziente che ho dovuto spedirgli la mia copia personale mentre aspettavo questa firmata da lei, con l'intenzione poi di scambiarle quando il mio cliente verrà a New York."Quando ci incontrammo, Henry mi disse: "Sono più confuso che mai."Quando Henry gli chiese qual era la reazione del cliente al suo lavoro, il collezionista rispose: "Oh, gli piace tutto. È tutto meraviglioso. Ma preferisce le parti narrative, il racconto, senza analisi o filosofia."Quando Henry si trovò ad avere bisogno di soldi per le sue spese di viaggio, mi propose di scrivere qualcosa durante la sua assenza. Io non volevo dare niente di genuino, per cui decisi di creare un misto di storie che avevo sentito e di invenzioni, fingendo che fossero tratte dal diario di una donna. Non incontrai mai il collezionista. Avrebbe letto le mie pagine e mi avrebbe fatto sapere cosa ne pensava. Oggi ho ricevuto una telefonata. Una voce ha detto: "Va bene. Ma lasci perdere la poesia e le descrizioni di tutto quello che non è sesso. Si concentri sul sesso."Così incominciai a scrivere ironicamente, divenendo così improbabile, bizzarra ed esagerata, che pensai che il vecchio si sarebbe accorto che stavo facendo una caricatura della sessualità. Ma non ci fu nessuna protesta. Passavo i giorni in biblioteca a studiare il Kama Sutra, ascoltavo le avventure più spinte degli amici."Meno poesia," diceva la voce al telefono. "Sia specifica. "Ma c'era davvero qualcuno capace di trarre piacere dalla lettura di una descrizione clinica? Il vecchio non sapeva dunque che le parole fanno entrare nella carne colori e suoni? Tutte le mattine, dopo colazione, mi sedevo a scrivere la mia dose di pornografia. Una mattina battei a macchina: "C'era un avventuriero ungherese..." Gli diedi molti vantaggi: bellezza, eleganza, grazia, fascino, il talento di un attore, la conoscenza di molte lingue, un genio per l'intrigo, un genio per trarsi dagli impicci, e un genio per sottrarsi alla costanza e alle responsabilità. Un'altra telefonata: "Il vecchio è contento. Si concentri sul sesso. Lasci perdere la poesia." E questo diede origine a un'epidemia di "diari" erotici. Tutti si annotavano le loro esperienze sessuali. Inventate, udite, ripescate da Krafft-Ebing e da testi medici. Avevamo conversazioni comiche. Uno raccontava una storia e gli altri dovevano decidere se era vera o falsa. O plausibile. Questo era plausibile? Robert Duncan si propose come sperimentatore, per provare le nostre invenzioni, per confermare o negare le nostre fantasie. Avevamo tutti bisogno di soldi, così mettemmo insieme le nostre storie. Ero sicura che il vecchio non sapeva niente delle beatitudini, delle estasi, dei riverberi abbaglianti degli incontri sessuali. Estirpare la poesia, era il suo messaggio. Un sesso clinico, privato di tutto il calore dell'amore, dell'orchestrazione di tutti i sensi: tatto, udito, vista, gusto; di tutte le componenti euforiche: musica di sottofondo, umori, atmosfere, variazioni, lo costringeva a ricorrere ad afrodisiaci letterari. Avremmo potuto infiascare segreti migliori da raccontargli, ma eran segreti a cui sarebbe stato sordo. Però un giorno, quando avesse raggiunto la saturazione, gli avrei detto come ci aveva fatto perdere quasi ogni interesse nella passione con la sua mania dei gesti vuoti di emozioni, gli avrei raccontato come lo stramaledicevamo perché ci aveva quasi indotto a prendere i voti di castità, perché quello che lui voleva farci escludere era proprio il nostro afrodisiaco: la poesia. Ricevetti cento dollari per i miei racconti erotici. Gonzalo aveva bisogno di soldi per il dentista, Helba aveva bisogno di uno specchio per i suoi balli, e Henry di denaro per il suo viaggio. Gonzalo mi raccontò la storia del Basco e Bijou, e io la scrissi per il collezionista.
Febbraio, 1941
La bolletta del telefono non era stata pagata. La rete di difficoltà economiche mi si stava chiudendo intorno. Tutti quelli intorno a me irresponsabili, incuranti del naufragio. Scrissi trenta pagine di racconti erotici. Mi risvegliai alla consapevolezza di essere senza un centesimo e telefonai al collezionista. Aveva saputo qualcosa dal suo ricco cliente sull'ultimo manoscritto che gli avevo spedito? No, non ancora, ma avrebbe ritirato quello che avevo appena finito e me lo avrebbe pagato. Henry doveva andare da un dottore. Gonzalo aveva bisogno di occhiali. Robert entrò con B. e mi chiese i soldi per andare al cinema. La fuliggine della vasistas cadde sui miei fogli di carta e sul mio lavoro. Arrivò Robert e si portò via il mio pacco di carta da macchina. Il vecchio non si stancava mai della pornografia? Non sarebbe dunque successo un miracolo? Incominciai a immaginare che dicesse: "Datemi tutto quello che scrive, lo voglio tutto, mi piace tutto. Le manderò un bel regalo, un bell'assegno per tutto quello che ha scritto." La mia macchina da scrivere era rotta. Con un centinaio di dollari in tasca ritrovai il mio ottimismo. Dissi a Henry: "Il collezionista dice che gli piacciono le donne semplici, senza pretese intellettuali, poi però mi invita a cena." Avevo l'impressione che il vaso di Pandora contenesse i misteri della sensualità femminile, così diversa da quella maschile e per la quale il linguaggio dell'uomo era inadeguato. Il linguaggio del sesso doveva ancora essere inventato. Il linguaggio dei sensi doveva ancora essere esplorato. D.H. Lawrence incominciò a dare un linguaggio all'istinto, cercò di sottrarsi al clinico, allo scientifico, che cattura solo quello che sente il corpo.
Ottobre, 1941
Quando arrivò, Henry fece molte osservazioni contraddittorie. Che poteva vivere con niente, che si sentiva così bene che poteva persino cercarsi un lavoro, che la sua integrità gli impediva di scrivere sceneggiature a Hollywood. Alla fine gli dissi: "E cosa mi dici sullo scrivere pornografia per denaro?" Henry rise, ammise il paradosso, le contraddizioni, rise e liquidò l'argomento.La Francia ha una tradizione di letteratura erotica, scritta in uno stile raffinato, elegante. Quando incominciai a scrivere per il collezionista, pensavo che anche qui ci fosse una tradizione analoga, ma non ne ho trovato traccia. Non ho visto che sciatteria, messa insieme da pennivendoli di seconda classe. Pare che nessuno scrittore vero abbia mai scritto racconti pornografici. Raccontai a George Barker cosa e come stavano scrivendo Caresse Crosby, Robert, Virginia Admiral e altri. Lo divertì molto l'idea di me come "madama" di questa casa di malaffare letteraria, snob, dalla quale era esclusa la volgarità. Ridendo, gli dissi: "Fornisco fogli e carta carbone, consegno i manoscritti anonimamente, proteggo l'anonimità di tutti." George Barker intuì che una cosa simile era molto più spiritosa che elemosinare, chiedere in prestito, o scroccare cene agli amici. Raccolsi i poeti intorno a me e tutti insieme scrivemmo della bellissima pornografia. Condannati come eravamo a insistere solo sulla sensualità, ci furono esplosioni violente di poesia. Scrivere pornografia divenne una strada verso la santità invece che verso la dissolutezza. Harvey Breit, Robert Duncan, George Barker, Caresse Crosby, tutti quanti insieme a concentrare la nostra abilità in un tour de force, rifornendo il vecchio di una tale abbondanza di gioie perverse, che ora ne implorava altre. Gli omosessuali scrivevano come fossero state donne. I timidi si lanciavano in descrizioni di orge. I frigidi in appagamenti parossisticí. I più poetici indulgevano nella bestialità, e i più puri nelle perversioni. Eravamo ossessionati dalle favole meravigliose che non potevamo raccontare. Ci sedevamo in cerchio, cercavamo di immaginare questo vecchio, ci confessavamo il nostro odio per lui, che detestavamo perché non ci permetteva di operare una fusione tra sessualità e sentimento, sensualità ed emozione. Dicembre, 1941 George Barker era terribilmente povero. Voleva scrivere vere altra pornografia. Ne scrisse cinquantacinque pagine. Il collezionista le giudicò troppo surreali. Io le amavo moltissimo. Le sue scene d'amore erano arruffate e fantastiche. Amore fra trapezi. Si bevve i primi guadagni e io non potei prestargli altro che fogli e carta carbone. George Barker, che scriveva pornografia per bere, proprio come Utrillo dipingeva quadri in cambio di una bottiglia di vino. Incominciai a pensare al vecchio che tutti odiavamo. Decisi di scrivergli, di rivolgermi a lui direttamente, per de scrivergli i nostri sentimenti."Caro collezionista, noi la odiamo. II sesso perde ogni potere quando diventa esplicito, meccanico, ripetuto, quando diventa un'ossessione meccanicistica. Diventa una noia. Lei ci ha insegnato più di chiunque altro quanto sia sbagliato non mescolarlo all'emozione, all'appetito, al desiderio, alla lussuria, al caso, ai capricci, ai legami personali, a relazioni più profonde che ne cambiano il colore, il sapore, i ritmi, l'intensità."Lei non sa cosa si perde con il suo esame al microscopio dell'attività sessuale, con l'esclusione degli aspetti che sono il carburante che la infiamma. Componenti intellettuali, fantasiose, romantiche, emotive. Questo è quel che conferisce al sesso la sua struttura sorprendente, le sue trasformazioni sottili, i suoi elementi afrodisiaci. Lei sta rimpicciolendo il mondo delle sue sensazioni. Lo sta facendo appassire, morir di fame, ne sta prosciugando il sangue."Se lei nutrisse la sua vita sessuale con tutte le emozioni e le avventure che l'amore inietta nella sessualità, sarebbe l'uomo più potente del mondo. La fonte del potere sessuale è la curiosità, la passione. Lei sta lì a guardare questa fiammella morire d'asfissia. Il sesso non prospera nella monotonia. Senza sentimento, invenzioni, stati d'animo, non ci sono sorprese a letto. Il sesso deve essere innaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, di viaggi all'estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino."Quanto perde con questo periscopio sulla punta del pisello, quando invece potrebbe godersi un harem di meraviglie tutte diverse e mai ripetute! Non due peli uguali. Ma lei non ci permetterà di sprecar parole sui peli; neanche due odori, ma se ci dilunghiamo su questo argomento, lei si mette a gridare: Lasciate perdere la poesia. Neanche due pelli con lo stesso incarnato, e mai la stessa luce, la stessa temperatura, le stesse ombre, mai gli stessi gesti; perché un amante, quando è infiammato d'amore vero, può esprimere i toni più sottili di secoli di arte amatoria. Quante sfumature, quanti cambiamenti d'età, variazioni di maturità e innocenza, perversità e arte..."Siamo rimasti seduti per ore a chiederci che aspetto lei abbia. Se ha reso i sensi indifferenti alla seta, alla luce, al colore, all'odore, al carattere, al temperamento, a questo punto dev'essere completamente avvizzito. Ci sono tanti sensi minori, che si buttano come tanti affluenti nel fiume del sesso, arricchendolo. Solo il battito unito del sesso e del cuore può creare l'estasi."
POSTSCRIPTUM
Nel periodo in cui stavamo tutti scrivendo pornografia a un dollaro la pagina, mi accorsi che per secoli avevamo avuto solo un modello per questo genere letterario: quello maschile. Ero già consapevole della differenza nel modo di trattare l'esperienza sessuale da parte dell'uomo e da parte della donna. Sapevo che c'era una grande disparità tra la chiarezza di Henry Miller e le mie ambiguità, tra la sua visione umoristica, rabelaisiana del sesso e la mia descrizione poetica delle relazioni sessuali nelle porzioni inedite del Diario. Come scrissi nel terzo volume del Diario, avevo l'impressione che il vaso di Pandora contenesse i misteri della sensualità femminile, così diversa da quella maschile, e per la quale il linguaggio dell'uomo era inadeguato. Le donne, mi pareva, erano più portate a fondere il sesso con l'emozione, con l'amore, e a scegliere un uomo piuttosto che stare con molti. Questo per me divenne evidente mentre scrivevo i romanzi e il Diario, e lo vidi ancor più chiaramente quando incominciai a insegnare. Ma, nonostante l'atteggiamento delle donne nei confronti del sesso fosse piuttosto diverso da quello degli uomini, noi donne non avevamo ancora imparato a scrivere sull'argomento. In questa collezione di racconti erotici, scrivevo per divertire, sotto pressione da parte di un clientè che mi chiedeva di "lasciar perdere la poesia". E così mi pareva che il mio stile fosse un prodotto della lettura dei lavori maschili. Per questa ragione, per un lungo periodo ebbi la sensazione di esser venuta meno al mio io femminile. E misi da parte i racconti erotici. Rileggendoli ora, che son passati molti anni, vedo che la mia voce non era stata messa completamente a tacere. In molti passaggi avevo usato intuitivamente un linguaggio femminile, considerando l'esperienza sessuale dal punto di vista di una donna. Alla fine decisi di permettere la pubblicazione dei racconti perché mostrano i primi sforzi di una donna in un mondo che è stato di esclusivo dominio maschile. Se la versione non purgata del Diario verrà mai pubblicata, questo punto di vista femminile verrà stabilito con maggiore chiarezza. Farà vedere come le donne (e io, nel Diario) non abbiano mai separato il sesso dal sentimento, dall'amore per l'uomo come essere totale.
Los Angeles, settembre 1976
Anais Nin
E' un testo lungo, e mi scuso di averlo postato nella sua interezza, tuttavia è talmente bello e illuminante che ho preferito lasciarlo così, completo in se stesso, piuttosto che tagliarlo o sceglierne dei brani. Mi riprometto nei prossimi interventi, insieme ad Animus, di inserire alcuni componimenti erotici, e magari di realizzarne delle versioni audio, grazie al contributo della nostra amica Adriana Novello. La poesia, come nei tempi antichi, assume un fascino del tutto diverso quando viene recitata. Direi addirittura che rivela la sua natura più profonda...schiude i sensi....
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