Se non si sceglie, se non si critica.
La cultura televisiva è ormai dominante. Una certa cultura televisiva. Quella che bandisce ogni interazione autentica. Non sto certo parlando della possibilità di scegliere con il telecomando questo o quel programma né della possibilità di rispondere alla domanda A del quiz “intelligente” con le opzioni B, C o D. L’approccio al mezzo televisivo è illuminante sul nostro approccio, in generale, ai mezzi di informazione. Vi siete accorti del fatto che già oggi viviamo di informazione più che di qualsiasi altra cosa, e che in futuro sarà una tendenza sempre più marcata? Con uno scenario di mass media sempre più invadenti, “dolcemente aggressivi”, convincenti, quale spazio c’è per una cultura fondata sulla capacità critica e analitica individuale? Certo, è un discorso che non può procedere per assoluti (ogni individualità è comunque frutto di un’infinità di stimoli e insegnamenti che arrivano dall’esterno), ma mi chiedo cosa accade quando le influenze si fanno talmente forti da diventare dominanti. Cosa accade quando la verità ha un unico volto? Questa tendenza ci apre a scenari politici, sociali, economici, ben noti a tutti, ma qui interessa fare un discorso più squisitamente culturale, e quindi vorrei porre in evidenza il pericolo di un appiattimento che disinnesca – lentamente ma inesorabilmente – la capacità individuale di sviluppare chiavi di lettura non accomodanti, non assecondanti aprioristicamente ciò che arriva. E’ una questione di approccio, insomma, e spesso sembra non ci rendiamo conto dell’enorme differenza tra un accostamento passivo e uno invece attivo. E’ una differenza sostanziale. Se le capacità critiche vengono sempre più offuscate da una pseudocultura fatta di veline-soap-cronacanera-nataliinindia-varimetrisoprailcielo e chi più ne ha più ne metta, in una corsa alla mediocrità che è tale soprattutto perché funzionale ad un consumismo che vuole equiparare l’approccio alla cultura a quello di qualsiasi prodotto materiale (acquista-consuma il più velocemente possibile-scarta-acquista...), forse è il caso che si faccia sentire maggiormente anche chi, con rigore e passione, coltiva qualcosa che va oltre i calendari illustrati e una scrittura dimenticata due giorni dopo aver chiuso il libro. Anche da questo punto di vista, internet rappresenta una concreta speranza alternativa all’andazzo generale. C’è spazio davvero per tutto, perciò anche per il rigore di chi prova a dire che è molto più importante far nostre – magari attraverso gli strumenti offerti dall’arte – le chiavi di accesso alla nostra anima per “capirci” e capire, piuttosto che concentrarci sull’arricchimento materiale. E’ uno stile di vita, è un modo di essere come lo è quello di chi accumula ricchezze materiali. Qui non interessa stabilire un “meglio” o un “peggio”, ma affermare che – forse – se non si sceglie, se non si critica, si è davvero più o meno in balìa di chi fa la voce più grossa, suadente perché non abbiamo gli strumenti culturali per leggere tra le righe. E non è il conto in banca ad offrirceli, questi strumenti.
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