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Proprio ieri sera un amico mi ha fatto vedere “The illusionist”, un bel film dell’anno scorso che mi ha colpito per molti versi. In primo luogo, perché mostra più palesemente di tante verbosità, che è davvero sottile il confine fra reale e percepito. In secondo luogo, perché è una bella favola sulla teoria dell’uomo numero quattro, così come ce la raccontano quelli della Quarta Via. Per sintetizzare, la nostra evoluzione si basa su un Super sforzo, una Fatica con la F maiuscola che canalizza le nostre energie sottili verso più alti piani di coscienza, utilizzando come pretesto il raggiungimento di uno scopo in quest’esistenza. Bisogna ardere come una falena in questa vita, tendere al raggiungimento dell’obiettivo o morire nel tentativo. Einsenheim l’illusionista, figlio di un ebanista, userà tutte le sue arti per creare la grande illusione che coprirà la sua fuga, in compagnia della donna amata, da un principe intelligente, ma votato alla violenza. Tutto questo mi fa riflettere sulla cosiddetta teoria ambientale, che sostiene l’influsso di un’inalienabile influenza dell’ambiente in cui viviamo sugli esiti della nostra esistenza. Come dire che un contadino difficilmente supererà i confini della sua casta sociale. C’è da dire che l’odierna società sta rafforzando il concetto di casta. E mi spiace sottolineare che questo accade soprattutto alla nostra cara vecchia Europa, e in particolare alla nostra carissima Italia, dove un laureato spesso non trova niente di meglio che lavorare al Mac Donald. È evidente che, benché inseriti in un contesto democratico che si definisce meritocratico, benefici e privilegi regolano l’accesso ai quadri di comando della società. La classe politica ne è diventata un esempio tangibile. Ci abbiamo impiegato secoli per avanzare da forme di governo autarchiche e limitate a rappresentanze più ampie e condivise del pubblico consenso. Abbiamo lottato per evitare che alcuni privilegi dei governanti assumessero una forma ereditaria e siamo facilmente passati al nepotismo. Di fatto, e dico questo con tristezza, il potere, ancora una volta, oggi si eredita. E il ricambio periodico a cui doveva essere sottoposta la classe politica, che assicurasse una rappresentanza più ampia e meno privilegi a coloro che sono stati chiamati a servirci e non a dominarci, si è trasformato in legislature che durano vite intere, trasferibili ad eventuali eredi di turno. Evviva il re, mi verrebbe da dire, perché di fatto ritorniamo alla monarchia. Sono piccoli re i sindaci a volte arroganti di certi paesotti, incluso il mio, che superano a larghi passi la piazza, rivestiti di un’aura di potere di cui a volte mi sfugge il senso. E, al loro passaggio, la piccola nobiltà locale si fa avanti, per salutare la passeggiata del monarca. Nobiltà resa tale da privilegi e benefici concessi qua e là con lungimiranza, in attesa del tempo del raccolto, che, come si sa, è un tacito accordo per perpetrare la dinastia. Dunque i comuni hanno assunto l’aspetto di tante piccole Versailles. Magari non lo splendore, quantomeno i modi. O tempora! In quest’ottica vedo alcuni fenomeni, il pluricitato Beppe Grillo, l’antesignano Moretti, come segni di un tentativo di evoluzione. C’è aria di rivoluzione, direbbe Battiato. Vedete, il caro Gurdjeff sosteneva che il mondo è destinato ad un’inesorabile evoluzione, che tuttavia ha tempi lentissimi, quei tempi che appartengono alla materia organica di cui siamo fatti. Non scordate che il primo uomo, nella Bibbia, si chiama Adamà, che vuol dire zolla. Una parte di noi è fatta di materia organica. Dove alberghi lo spirito, è altra storia. È ovvio che la Terra proceda verso una graduale evoluzione, che però si srotola lungo tempi lunghissimi, che vanno nell’ordine di miliardi di anni. E la razza umana, nella sua globalità, evolve nell’ordine delle migliaia. Queste sono le catene organiche che ci tengono avvinti alle leggi dell’universo, così come Gurdjeff le concepiva e le trasmetteva. È ovvio che in questo paradigma generale solo gli individui singoli hanno la possibilità di evolvere per se stessi, raggiungendo la completa liberazione anche in una sola esistenza, quando cerchino e incrocino le giuste circostanze. E, trovata la loro visione, essa sarà in grado di influenzare il mondo. In risposta al privilegio dei regnanti, Einsenheim l’illusionista, figlio di un ebanista, userà il potere della sua visione, generato dal suo talento, sostenuto dalla sua essenza, e modificherà il corso della storia, l’inevitabile destino. È una bella favola, ma le favole nascondono semi. Ai soprusi del potere possiamo opporre il potere della visione, e iniziare a cercarne una: la nostra.
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