“Animus et Anima” e la cura editoriale
Sto leggendo un bel libro sull’esoterismo, pubblicato da una piccola casa editrice che si interessa di particolari argomenti “di nicchia”. L’opera in sé è tutt’altro che deludente, ma è deludente (e molto) il modo in cui viene presentata: copertina anonima, traduzione con molte pecche, lavoro grafico superficiale. Domenica scorsa, sull’inserto culturale de “Il Sole 24 Ore”, ho letto un interessantissimo articolo di Domenico Scarpa, “A far bei libri ci si guadagna”. E’ un pressante e logico invito alle case editrici a investire nella cura di ciò che pubblicano sotto tutti i punti di vista. E’ un invito logico perché dimostra che è una cura che col tempo ripaga anche da un punto di vista economico. Non è vero che i lettori accolgono senza batter ciglio qualsiasi cosa, e, inoltre, è compito dell’editore (se amante del proprio lavoro, naturalmente) tracciare e coltivare una strada ben precisa, sintetizzata al meglio dalle paro le di Scarpa: “Il pubblico va convinto, individuo per individuo, che con la bellezza difficile si può godere, e parecchio. Bisogna insegnare a godere in modo più competente, ma lo si deve fare senza salire in cattedra. Fra elitarismo e sciatteria esiste una terza strada: essere intransigenti sulla qualità e seducenti nel comunicare.” Proprio così: di bellezza profonda e difficile si può godere molto, moltissimo, volendo. Sono in uscita i sei nuovi libretti della collana editoriale “Animus et Anima”, sei nuovi libretti dal contenuto piacevole e prezioso che vogliono essere anche belli dal punto di vista grafico e redazionale. Vogliono ribadire che contenuto e forma s’intrecciano, al punto che la forma fa parte del contenuto. Stiamo pubblicando senza fretta alcuna, valutiamo da ogni punto di vista anche il più piccolo particolare, perché il prodotto finale rispecchi al meglio lo spirito di fondo del progetto: la bellezza che si sprigiona dalla cura. Siamo convinti che un contenuto presentato con amore e passione rafforzi – e di molto – la propria efficacia comunicativa. C’è una differenza sostanziale tra un libro confezionato con attenzione e un altro che si presenta in modo scialbo. Solo nel primo caso l’editore può affermare di aver curato l’autore e il lettore. “Animus et Anima” vuole essere contributo costante nel tempo a nutrire questo flusso benefico, costruttivo di un modo di intendere l’editoria che guarda alla qualità, non alla quantità. Gibran affermava: “Viviamo solo per scoprire nuova bellezza. Tutto il resto è una forma d'attesa.” E’ una direzione ben precisa verso la quale possiamo muoverci, se vogliamo. Sta a noi scegliere, come sempre.
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