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ANIMUS et ANIMA - Lo Spirito delle cose e l'Anima del mondo
Eccoci ai nuovi libretti della collana editoriale “Animus et Anima”: sei raccolte monografiche per sei diversi giovani autori, accomunati dalla passione per la scrittura e dalla volontà di voler realizzare un “prodotto libro” curato in tutti i particolari. Gli autori (quattro conferme e due “new entry” rispetto alla stampa precedente) sono: Eduardo Cuoco, Milena Esposito, Fulvio Fapanni, Vanda Guaraglia, Maria Luisa Pesce e Francesco Sicilia. Anche per questa nuova edizione il Maestro Antonio Pesce ( www.antoniopesce.it) ha appositamente realizzato i disegni per le copertine, mentre la grafica è stata curata da Gerardo De Filippis e WEM – Multimedia Research Laboratory ( www.maknef.com). Siete invitati a scoprire la poetica di ogni autore, siete invitati a condividerne il percorso artistico.
Eduardo Cuoco – Attimi (2006-2008) Ho conosciuto la gente del fiume Mi ha detto che tra i rami del pino si cela un segreto
Milena Esposito – La Venere Impulsiva con Latona maledetta, ora ti osservo in lento risveglio che è solo nostro ed è uno solo
Fulvio Fapanni – Il demone dietro la porta Busso al rosso della sera con le mani piene di lividi e nuovi giorni da contare.
Vanda Guaraglia – La voce di Psiche faranno di questa mia storia una favola ma non diranno il tormento di un cuore ingabbiato che palpitava
Maria Luisa Pesce – Arcano della Magia C’era un tempo in cui il nome era un potere, il potere un segreto da custodire, una gemma da preservare. Francesco Sicilia – animamante lingua su lingua a farsi molto avanti trama di voglie aperte ed occhi chiusi nella saliva a mescolar sostanze
Caratteristiche tecniche: Formato 12x21 cm 24 pagine interne Copertina in cartoncino rigido Prezzo: euro 5 cadauno Per qualsiasi informazione e per acquisti: info@animusetanima.com Infoline: 339 5876415
di Jim Sheridan con Tobey Maguire, Jake Gyllenhaal e Natalie Portman Drammatico, USA 2009. Sam (Tobey Maguire), ufficiale americano, parte per una missione in Afghanistan lasciando a casa la moglie Grace (Natalie Portman) e le sue due bambine. Il suo elicottero viene abbattuto e Sam viene dichiarato morto. Toccherà a suo fratello Tommy (Jake Gyllenhall), appena uscito di prigione, prendersi cura della sua famiglia. L'antonimia, già molto sfruttata, tra il fratello buono e il fratello cattivo, inserita in una trama di questo tipo, fa facilmente pensare ad un triangolo amoroso. Ma questa idea, ormai scontata e anche abbastanza ruffiana, non appartiene in nessun modo a questo toccantissimo film, eccezionale percorso circolare di un uomo che dall'avere tutto passa per la perdita di ogni cosa, perdita anche di se stesso, per poi ritornare alla sua normalità che però non riconoscerà o non accetterà più. Sam, infatti, in Afghanistan, sarà costretto ad uccidere a sprangate un suo compagno per poter sopravvivere e tentare di tornare dalla sua famiglia. Nel frattempo le sue bambine e sua moglie hanno ritrovato un certo equilibrio grazie allo zio Tommy che, dopo anni dissipati tra alcool e prigione durante i quali ha sempre patito il confronto con il fratello "eroe", si ritroverà per la prima volta a far parte di qualcosa, ad essere utile per qualcuno e a desiderare la normalità. Jake Gyllenhaal ha forse poche battute ma il film si riempie di lui grazie al suo ammirevole talento espressivo capace di dipingere con un solo sguardo un'eccezionale varietà di sentimenti. Il punto di snodo del film è il ritorno di Sam dopo la prigionia. Da questo momento la magistrale interpretazione di Maguire oscurerà completamente gli altri due protagonisti. Sam, straziato e abbagliato dai suoi tormenti, incarna l'orrore della guerra, una guerra che troppo spesso, nei film, viene rappresentata solo con spettacolari inquadrature panoramiche sui bombardamenti e sulle trincee. Jim Sheridan, invece, parla della guerra attraverso un "uomo della guerra", un uomo preparato, addestrato a fare la guerra. Ma la domanda è: c'è veramente qualcuno pronto per la guerra? O meglio, pronto per tornare da una guerra? La risposta che si legge negli occhi di Sam è NO. Sam tornerà nel suo mondo con il peso inconfessabile dell'uccisione del suo compagno nel cuore, e con l'oppressione delle torture subite nei suoi occhi allucinati che, anche a casa, continueranno a vedere nemici dappertutto, fino alla sua ossessione di una relazione tra la moglie e suo fratello. Dal canto suo, Tommy si ritroverà a fronteggiare tanti sentimenti contrastanti: sicuramente la gioia per il ritorno del fratello che però per lui significa anche dover rinunciare all'idea di una famiglia, al suo nuovo ruolo di uomo dignitoso e non più isolato. In più dovrà gestire l'ossessione del fratello e la sua inaspettata violenza nei confronti della moglie. In questa parte il film raggiunge un'intensità struggente che ci trascinerà nel buio più terribile dell'animo umano. Un film sulla guerra, sì, ma soprattutto un film sulle fragilità umane, sulla precarietà del nostro "avere" e del nostro "essere". Cosa abbiamo? Cosa siamo? Forse solo ciò che la vita ci permette di essere. A noi spetta solo il compito di rimanere a galla. E a simboleggiare l'uomo che tenta di non soccombere, ci sarà l'abbraccio finale tra Sam e Grace, un abbraccio incerto e confuso nel quale si scioglierà sussurrata la confessione dell'omicidio. Nuova partenza o ormai capolinea della resistenza umana?
Sto leggendo un bel libro sull’esoterismo, pubblicato da una piccola casa editrice che si interessa di particolari argomenti “di nicchia”. L’opera in sé è tutt’altro che deludente, ma è deludente (e molto) il modo in cui viene presentata: copertina anonima, traduzione con molte pecche, lavoro grafico superficiale. Domenica scorsa, sull’inserto culturale de “Il Sole 24 Ore”, ho letto un interessantissimo articolo di Domenico Scarpa, “A far bei libri ci si guadagna”. E’ un pressante e logico invito alle case editrici a investire nella cura di ciò che pubblicano sotto tutti i punti di vista. E’ un invito logico perché dimostra che è una cura che col tempo ripaga anche da un punto di vista economico. Non è vero che i lettori accolgono senza batter ciglio qualsiasi cosa, e, inoltre, è compito dell’editore (se amante del proprio lavoro, naturalmente) tracciare e coltivare una strada ben precisa, sintetizzata al meglio dalle paro le di Scarpa: “Il pubblico va convinto, individuo per individuo, che con la bellezza difficile si può godere, e parecchio. Bisogna insegnare a godere in modo più competente, ma lo si deve fare senza salire in cattedra. Fra elitarismo e sciatteria esiste una terza strada: essere intransigenti sulla qualità e seducenti nel comunicare.” Proprio così: di bellezza profonda e difficile si può godere molto, moltissimo, volendo. Sono in uscita i sei nuovi libretti della collana editoriale “Animus et Anima”, sei nuovi libretti dal contenuto piacevole e prezioso che vogliono essere anche belli dal punto di vista grafico e redazionale. Vogliono ribadire che contenuto e forma s’intrecciano, al punto che la forma fa parte del contenuto. Stiamo pubblicando senza fretta alcuna, valutiamo da ogni punto di vista anche il più piccolo particolare, perché il prodotto finale rispecchi al meglio lo spirito di fondo del progetto: la bellezza che si sprigiona dalla cura. Siamo convinti che un contenuto presentato con amore e passione rafforzi – e di molto – la propria efficacia comunicativa. C’è una differenza sostanziale tra un libro confezionato con attenzione e un altro che si presenta in modo scialbo. Solo nel primo caso l’editore può affermare di aver curato l’autore e il lettore. “Animus et Anima” vuole essere contributo costante nel tempo a nutrire questo flusso benefico, costruttivo di un modo di intendere l’editoria che guarda alla qualità, non alla quantità. Gibran affermava: “Viviamo solo per scoprire nuova bellezza. Tutto il resto è una forma d'attesa.” E’ una direzione ben precisa verso la quale possiamo muoverci, se vogliamo. Sta a noi scegliere, come sempre.
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