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Tutta la vita davanti
di Paolo Virzì con Isabella Ragonese, Sabrina Ferilli, Valerio Mastrandrea, Elio Germano, Micaela Ramazzotti Commedia, Italia 2008

Marta (Isabella Ragonese) è una giovane siciliana di adozione romana da poco laureata in Filosofia con lode e pubblicazione della tesi. Il film comincia con le esplosive note dei Beach Boys su un mondo 'ballerino' immaginato dagli occhi di Marta, metafora di tutti i sogni e dell'entusiasmo di questa promettente ragazza che sta per affacciarsi nel mondo del lavoro.
Dopo vari colloqui con conseguenti e inevitabili porte chiuse in faccia, Marta, per sbarcare il lunario, o magari anche solo per illudersi di avere un ruolo nella società, accetta di fare da baby-sitter a Lara, figlia di una ragazza madre, Sonia, stupendamente interpretata da Micaela Ramazzotti, che le concede una stanza nella sua casa e la introduce nel call center della Multiple, azienda venditrice di un depuratore d'acqua.
Da questo momento Virzì si scatena nel dipingere di mille umilianti colori la grottesca tela del mondo del precariato e dei call center. La Multiple appare immediatamente come un mostro impietoso che ingoia i giovani assieme a tutte le loro belle speranze di carriera e di successo. Perchè la logica di questo effimero successo è basata esclusivamente sul profitto e non sulla meritocrazia o sulla qualità del lavoro.
Le tante telefonate delle impiegate della Multiple che si ascoltano durante il film sono di un cinismo imbarazzante per lo spettatore, che riconosce subito la terribile logica dello sfruttamento dei giovani. Quattrocento euro al mese per le telefoniste più l'ambitissimo titolo di "Migliore del mese" per chi ha fissato più appuntamenti (con tanto di premio: una stupenda medaglietta argentata o addirittura un inutile e ingombrante elettrodomestico).
A capo di queste ragazze tristi e stordite la team-leader, una splendida Sabrina Ferilli perfettamente calata nella parte, meravigliosa macchietta di quelli che oggi si definiscono "manager" o "capi-gruppo" e che invece sono solo manipolatori di persone fragili e bisognose di lavorare. Ma anche loro non avranno scampo e verranno ingoiati da un sistema malato che non conta nessun vincente. Memorabile nella sua tragicità la coreografia, stile sigla dei villaggi vacanze, che ogni mattina le ragazze devono eseguire prima di mettersi al lavoro, per caricarsi di energia, al paradossale e sconcertante grido: "Noi siamo persone speciali perchè facciamo un lavoro speciale!".
La non produttività viene punita con il licenziameno immediato, un'uscita istantanea dagli uffici con tanto di scorta. Nessun diritto, nessun contratto da far rispettare, solo una desolante periferia romana dove persino gli autobus ti passano accanto, senza fermarsi, come se non esistessi.
Unico personaggio di matrice positiva, il sindacalista Giorgio (un approssimativo Valerio Mastrandrea), volenteroso ma alquanto inconcludente. Forse perchè davvero non c'è possibilità di cambiare quest'Italia allo sbando, forse perchè il singolo davvero non può farcela a risollevare un intero sistema che non funziona. E i giovani trentenni di oggi, figli della generazione dell'ormai inesistente 'posto fisso', sono bollati con troppa semplicità come bamboccioni da una vecchia guardia assolutamente inconsapevole (o no?) delle imbarazzanti situazioni lavorative attuali. E non è mancanza di volontà, e non è incapacità di crescere da parte dei giovani, è che non ce n'è davvero per nessuno. In questo amaro film di Virzì, Lucio 2, venditore della Multiple (un efficacissimo e drammatico Elio Germano) rappresenta proprio la voglia di arrivare, di farcela, di essere il numero uno, ma sarà destinato a soccombere agli inevitabili cali di produzione che, però, non gli saranno perdonati. Non sei produttivo, sei un perdente, sei fuori. E la sua disperata corsa in auto si fa un pò simbolo di tutta la paura e la confusione dei poveri figli di questa società malconcia che troppo tardi si accorgono di essere stati ingannati e di aver coltivato ingenui sogni di carta in una miserabile realtà che non accetta l'umanità ma solo il guadagno spietato, senza guardare in faccia a nessuno.
Virzì ha tratteggiato personaggi meravigliosi, tutti soli, tutti spaventati, tutti confusi, tutti inevitabilmente perdenti.
E l'abbraccio finale di Marta con una signora sconosciuta commuove, commuove fino alle lacrime perchè nessuno, proprio nessuno, neanche lo spettatore, riesce a capire dove andare a cercare uno spiraglio, dove ritrovare una piccola e rassicurante speranza. Un film presentato con leggerezza. E che invece pesa, sullo stomaco e nel cuore.
Di Daniela (del  23/03/2010  @ 09:32:39, in Cinema & Visioni, linkato 135 volte)
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