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Alice nel Sottomondo

Quanto ha a che fare l'Alice burtoniana con i personaggi che affollano il nostro inconscio?
Tutto direi.
Il Sottomondo, come più propriamente dovrebbe chiamarsi, è il sogno di Alice e per tutto il film la fanciulla ormai diciannovenne non farà altro che ribadirlo.
Difatti quando all'inizio della storia le verrà ripetutamente obiettato che lei non è la vera Alice, più di una volta ribatterà che questo è impossibile, visto che quello è il "suo" sogno.
Decifrare i personaggi di Underworld è come calarsi in un manuale di oniromanzia.
Tutti sono attori del nostro inconscio, parti di noi che recitano nel teatro delle ombre che si svolge di notte.
Tutti concorrono al lavoro costante di decifrazione di noi stessi.
Brucaliffo dirà all'inizio della storia che la fanciulla non è difatti Alice, per poi affermare alla fine del film che finalmente, ecco, ora è lei.
Cosa ha fatto Alice dunque per diventare se stessa?
Si è individuata.
Ha percorso un cammino di recupero di sue parti che erano andate smarrite: la follia, l'audacia, il coraggio, le sei cose che sono impossibili da fare.
Memorabili i due personaggi delle Regine/Sorelle avversarie irriducibili, entrambe al limite della follia: la regina rossa che rappresenta perfettamente il nostro complesso infantile, l'Es, il tutto e subito, ma anche le gelosie non controllate, le ire fulminanti.
L'Io bambino insomma: ecco spiegato quindi il capo esageratamente grosso, rispetto al corpo sproporzionato.
Dall'altra parte la Regina Bianca, così dark, l'Io controllato, il SuperIo direi, difatti amata dai genitori più che l'altra sorella, conformata ai suoi voti ma con un lato oscuro spiccato nel quale sono finite tutte le cose non accettabili, l'ira, la violenza, la rabbia, che riemergono in pulsioni di morte sopite ma non troppo.
Ecco che nella prima sorella spicca il Rosso, la vita, il desiderio, il sangue che pulsa laddove in qualche modo le emozioni non vengono frenate, mentre la seconda predilige un bianco asettico, prossimo al grigiore dovuto all'assenza di vita, all'ossessione, al controllo conpulsivo, che relega la vita nell'ombra e fa dominare la ragione.
Aspetti di noi, dunque?
Chi il migliore, chi il peggiore?
Archetipi anche.
Assoluti e senza ombre.
A questi aggiungiamo la follia del Cappellaio Matto il cui pensare scoordinato solo Alice riesce a fermare tenedogli la testa fra le mani o richiamandolo alla realtà.
Eppure è il Cappellaio che fra tutti riconosce la fanciulla che era stata bambina in modo inequivocabile, poichè i matti, i fools, sono borderline, esseri di confine in contatto con l'Altrove.
E il piccolo Brucaliffo sciamano di quel mondo fuma il suo insensato calumet vaticinando senza senso apparente fino a impartire ad Alice la sua lezione più importante, quella della Morte/Trasformazione.
C'è tutto su questo campo di battaglia che è la grande scacchiera della nostra interioritò, dove la Regina Rossa non verrà uccisa, bensì relegata, così come dovrebbe essere con tutte le funzioni moleste della nostra psiche, perchè nulla va distrutto, ma, potendo, ogni complesso negativo andrebbe tradotto in una funzione utile al nostro sviluppo interiore.
Jung docet.


Di Anima (del  09/03/2010  @ 22:25:07, in Inconscio e Psiche, linkato 158 volte)
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